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Recensione su Sorelle Mai

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21 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il film nuovo di Bellocchio, che a Torino mi era infingardamente sfuggito. Me ne son sfuggiti parecchi, io più di uno a settimana niafò, il problema è che adesso non ce ne sono più -.- per cui si dessero una regolata, no bene tantissimi in un momento e zero in un altro. Comunque questo l’ho recuperato al cinemino d’essai vicino ad Alessandria. Quello con le panche di legno, è bellissimo, e il freddo, è brutissimo, stavo per morire. Che poi non era così tanto freddo. Ma son delicato, vaffanc**o, oh.
Del film si sapeva che è stranissimo e in effetti abbastanza sì. Sono sei episodi, su sei annate, di vita famigliare in quel di Bobbio, comune della campagna piacentina. É lì che vivono le due vecchie zie, ed è lì che ogni anno tornano regolarmente i due nipoti, lui e lei, i quali hanno scelto di andarsene per vivere vite da grandi città in cui però non riescono ad aver successo mai.
Ne esce un curioso prodotto a metà tra finzione e documentario familiare, in quanto quasi tutti i protagonisti per esempio sono la vera famiglia del regista. Ogni anno è stato girato un episodio, il primo nel 99 e poi dal 2004 al 2008. I personaggi invecchiano, maturano e crescono, ritornano sempre uguali ma con qualche ruga in più. Non che sia un’idea geniale, ma da piccolo mi chiedevo proprio perché qualcuno non facesse dei film dove i protagonisti invecchiano in questo modo, girandolo di anno in anno con gli stessi attori.
Delle zie una bofonchia regolarmente litanie incomprensibili, l’altra parla e racconta e parla, con un accento romagnolo o quel che è avvolgente e iterativo. I nipoti Giorgio e Sara, che costruiscono le loro vite come piccoli fallimenti, sanno di poter sempre tornare e trovare un approdo sicuro, che però rifuggono. Bobbio e le zie sono il punto fisso intorno a cui si muove tutto. La nipotina Elena, pure lei parente del regista, viene colta nel suo crescere da bimba a adolescente, e sembra la più sensata di tutti. Il patrimonio familiare è gestito da un amico di famiglia, che sparirà nel fiume (o torrente? Io non so) Trebbia mentre si produce nel numero dell’uomo in frac. Con la canzone dell’uomo in frac.
Abbastanza poco consueto, a me è piaciuto, a metà di quelli che eran con me no. Vabbè, ma han dormito -.-

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