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Recensione su Soffio

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Colorata artificialità / 15 marzo 2013 in Soffio

Soffio è la storia di due solitudini che cercano di salvare se stesse tramite un’insana relazione “macchinosa”, più che passionale.
Un rapporto quasi privo di comunicazione, nato dall’esigenza, dalla necessità di estraniarsi, di redimersi dalla triste vita che è costretti a vivere.

E’ la storia di uomini che riempiono spazi vuoti, cercando di crearsi nell’Assoluto un proprio habitat. Chi lottando contro l’assenza di speranze future e chi, pur avendo apparentemente tutto, percorrerà la via dell’abbandono e della ribellione per un po’ di gratitudine e/o gratificazione.

Soffio predilige gesti sfuggenti e sguardi lucidi, riducendo all’osso il parlato.
Kim Ki-Duk si ciba di simbolismi, di inquadrature impeccabili, di diversi piani interpretativi e di colonne sonore che farebbero sciogliere anche il cuore più gelido.

Soffio è un muro di domande senza risposte. Di infiniti silenzi e di assenze. Di comunicazione inesistente. Di basi esistenziali crollate. Di sofferenza e di morte, mai stata proposta più poetica di così.

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