Recensione su Monica e il desiderio

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13 Dicembre 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sommaren med Monika
Monica e il desiderio è un film sull’amore, l’amore che nasce e finisce, l’amore che svanisce. E’ questo quello che succede alla nostra ninfetta, una sedicenne annoiata dalla mondanità che cerca di cambiare vita. Se da un lato è l’umile origine della protagonista a portarla alla decisione della fuga, dall’altro è quel senso di giovanilismo, quel senso di godersi la vita, che contribuisce alla scelta.
Fino al momento in cui non decide di scappare di casa la vediamo segregata, prigioniera in quattro mura, ospite e non membro di una famiglia povera.
Alla voglia di riscatto però è legato il suo sentirsi libertina. Monica è insolente, è inquieta, a tratti arrogante e non lo nego il suo comportamento mi ha infastidito.
Vuole godersi la vita e ce lo farà capire in più momenti.
E’ disposta a tutto pur di cambiare registro e riesce nell’intento, il fine giustifica i mezzi e il suo mezzo è un giovane. La pellicola quindi mostra una macchietta, un personaggio secondario, co-protagonista dell’opera: Harry.
Harry è il suo fidanzato, un ragazzo incontrato in un bar da quattro soldi. Egli abbandona il lavoro per seguirla.
I due fuggiranno insieme trovando rifugio su un isola ed è qui che, colpo di scena, Monica scopre di essere incinta.
Alla notizia è lui a suggerirle di andare all’ospedale ma Monica non vuole, preferisce godersi l’estate.
Harry, fra i due, è quello con la testa sulle spalle ma il suo esser vittima della piccola bionda lascia riflettere.
Senza dubbio è innamorato e non si accorge di essere subordinato ad essa. Apro e chiudo parentesi, tornati in città si sposeranno in fretta e furia perché, si sa, la gente parla.

Con il parto, Monica si rivela per quello che è, una sporca arrivista. Non ci sono mezzi termini, Harry di giorno lavora come un mulo e di notte si divide in due: un occhio sui libri e un occhio sulla piccola che piange, urla e non dorme.
Il tutto mentre Monica fa le due cose che le riescono meglio, si lamenta e lo tradisce.

Bergman in questo modo descrive le illusioni e le disillusioni di due giovani cresciuti troppo velocemente (anche se sarà solo uno dei due a crescere) tematiche importanti ed attuali.
Trama, delicata e dura allo stesso tempo, a parte una delle cose che mi hanno colpito è sicuramente il gran numero di inquadrature dedicate al soggetto femminile.
Le gambe, le spalle, la nuda pelle, il soffermarsi sulla camicia sbottonata sul petto.. oltretutto il regista si concede la libertà di riprendere l’attrice Harriet Andersson di spalle mentre è completamente nuda, il che, in un film degli anni ’50, fa un certo effetto.
Ha dell’erotico, per di più all’erotismo è collegato un altro tabù. Monica non ha nemmeno diciotto anni e rimane incinta. E’ un film che vi consiglio, a tratti mi ha fatto male, è riuscito e vale la pena vederlo

Note.
Le parole di Bergman sul film furono queste: “Non ho mai fatto un film meno complicato di Monica e il desiderio.
Tiravo semplicemente avanti e si girava. Il successo del pubblico fu straordinario”

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