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Recensione su Somewhere

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cinefilia / 2 marzo 2011 in Somewhere

A me la Coppola piace e mi è piaciuto anche Maria Antonietta. Mi piace come pensa il cinema, non ovvio, che sa aspettare (qui 4 giri di ferrari in pista solo come inizio e camera fissa, ovviamente), che sa parlare con le sole inquadrature (fra tutte inqudratura stretta su babbo e figlia in piscina a prendere il sole, cinepresa che si allontana includendo il mondo).
Ma questo è Lost in Traslantion 2, ecco il problema. Le varianti sono minime, qui è la genitorialità, lì l’amore, qui forse l’autobiografismo è più smaccato, ma poco importa. Personaggio principale in bilico, sicuramente perso, un individuo, qui la figlia, gli esacerba la crisi e lo aiuta, il mondo va con le sue regole, la macchina dello spettacolo non si può fermare, ma noi forse sì. Meno disillusione, più speranza.
Delle famose scene in Italia a me sembra che si siano state sottolineate quelle sbagliate: la cerimonia dei telegatti, l’albergo etc sono probabilmente frutto di ricordi personali (la cerimonia dei telegatti è ancora così, la nostra televisione è così, vuoto pneumatico, cosce all’aria e lo pseudo comico giullaresco). Ma la scena davvero rivelatrice a me sembra un’altra: la mattina dopo in albergo la Chiatti che cerca di parlare alla bambina. Ecco, lì non solo c’è tutta l’accusa della figlia al padre e all’emerita sconosciuta (la Elle è brava con gli sguardi e i bronci), ma la Chiatti intavola una discussione illuminante: ce l’hai il fidanzato? Lei in quanto donna vede le donne, anche le bambine, come proiezione di una coppia, sempre, indiscutibilmente, appendici di un uomo; con quel discorso traccia un futuro per la ragazzina, ne disegna il ruolo predefinito; con quelle parole infrange il limite dell’infanzia, come se fosse necessario accorciare il tempo dell’indefinito che è tipico di quell’età e abitarlo con le logiche, cretine, dell’età adulta.

Bella la scena del make up, ma proprio lui coperto dalla biacca, con il solo respiro: fa tanto laureato, fa tanto Kubrick, ma, ecco, qui non c’è soggettiva, qui anche l’ultimo senso, la vista, non c’è, lui può solo respirare.

1 commento

  1. foreveralò / 20 aprile 2012

    per quanto riguarda la scena della colazione, ho pensato la stessa cosa quando l’ho vista, o meglio, ho pensato che avrebbe voluto avere quel significato ma che la Chiatti non è assolutamente all’altezza, lo sguardo della ragazzina invece l’ho trovato fantastico.

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