?>Recensione | Snowpiercer | Biglietto, prego.

Recensione su Snowpiercer

/ 20136.6300 voti

Biglietto, prego. / 3 marzo 2014 in Snowpiercer

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

L’impianto speculativo del film è degno di interesse: al di là della suddivisione in vere e proprie classi della società superstite, quel che colpisce sicuramente è la desolante prospettiva (o realtà?) che prevede che la democrazia e la relativa uguaglianza all’interno di una di esse (in questo caso, quella che vive nella coda del treno e che, teoricamente, dovrebbe essere preda dello sbando più totale, per via del sovraffollamento, delle restrizioni igieniche ed alimentari e della eterogeneità dei suoi componenti) non nascano dalla saggezza dei suoi membri, ma da una decisione presa nelle alte sfere e concordata al fine di assicurare “ricambi” e manovalanza nei vagoni di testa.
Il drammatico episodio che cambia le sorti degli occupanti dell’ultimo vagone, infatti, non è frutto del raziocinio, ma è un altro tassello della follia del “capotreno”, messa in atto perché un capo “serve sempre”, per mantenere la calma. E ciò fa venire i brividi: la democrazia è una messinscena, la creazione di un ordine paritario si basa su un’imposizione dittatoriale, è uno strumento di controllo che assicura l’acquiescenza della massa.

Detto questo, il nulla.

Tecnicamente, ho apprezzato la propulsione orizzontale monodirezionale sia del racconto che del girato (apprezzabilissima l’autorità con cui Bong Joon-ho gestisce la macchina da presa in spazi ristretti e definiti): insomma, “mai tornare indietro, neppure per prendere la rincorsa” (cit.). Il che, come impianto, mi ha ricordato il futuristico romanzo “Il condominio” di J.G.Ballard che, anche dal punto di vista sociologico, presenta alcune affinità.

Però, benché si tratti di un prodotto sci-fi in cui la logica potrebbe andare ramenga con qualche licenza, le troppe incongruenze mi hanno fatto cascare le braccia ed il fatto che, personaggio della Swinton a parte, non esistano “pazzie” (cinematografiche) degne di nota, che non vi sia alcuna peculiarità narrativa (desolante lo “spiegone” di Ed Harris), mi hanno delusa decisamente.

Sono andata al cinema praticamente a scatola chiusa, volevo solo divertirmi e trascorrere due ore in compagnia di un film che, vista l’ambientazione, speravo fosse coinvolgente e stimolante: niente di tutto ciò.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext