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Recensione su Il posto delle fragole

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Il luogo della memoria. / 12 luglio 2014 in Il posto delle fragole

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

In una cornice che sa vagamente di fiaba, se non di racconto dickensiano, Bergman racconta di un’ossessione diffusa, quella della paura della morte e dell’idea ad essa connaturata che, in qualsiasi momento della propria vita, sarebbe stato possibile fare di più, fare meglio, fare diversamente.
La pellicola è pervasa da un’aura onirica che, utilizzando il pretesto del sogno per esplicare timori e reminiscenze del protagonista, si dimostra in effetti strumento narrativo funzionale ed imprescindibile al racconto.

Non ho mancato di pensare che, a conti fatti, anche quella che lo spettatore percepisce come realtà non sia altro che un sogno di Isak: nelle sequenze finali, egli si sistema a letto (ma nulla vieta di pensare che non vi fosse già e che non stesse dormendo e, quindi, sognando tutto ciò che viene raccontato prima di quella scena, materiale che egli riversa, o perfino crede di riversare, nelle sue memorie scritte) e viene raggiunto dal figlio e dalla nuora che gli confidano, in maniere diverse, il proprio affetto. Isak, finalmente sereno, sembra assopirsi, forse per sempre, non ci è dato sapere.

Il “gioco perverso” di Bergman, sempre che vi sia, risiederebbe quindi nell’aver donato al suo personaggio la capacità di non avere più paura della morte, timore che l’ha drammaticamente accompagnato per tutta la vita, nel momento stesso in cui ella lo conquista.
Mi ha colpito notare quanto Isak e la quasi centenaria madre, pervasi da questo terrore mortifero, siano tanto vecchi eppure solidi da apparire immortali (l’orologio senza lancette): la loro anzianità si prefigura come una sorta di maledizione mitica, per cui la loro durezza di cuore, o presunta tale, sembra proteggerli dall’inevitabile corso degli eventi fisici.
La raggiunta serenità, al contrario, pur infondendo gioia nell’animo di Isak, lo condanna ad una fine certa.
Il valore del ricordo, salvifico (come si vedrà) per l’uno, vano per l’altra, ancorata ad oggetti di un passato dai contorni indefiniti (di chi era tale giocattolo? Ecc.), ha valenze diverse a seconda dei personaggi.

Pregevole l’uso bergmaniano dei simboli: lo specchio (ed il tema del doppio che, qui, si esplica anche nella duplicazione dei sentimenti e dell’approccio alla vita di Isak e di suo figlio) su cui viene riflesso sempre un volto vecchio, mai uno giovane; la culla (che offre riparo ad una bambola: l’uso di un fantoccio è evidente e affatto camuffato) immersa in una natura ostile, con alberi dai rami ritorti ed un sottobosco incolto; i genitori lontani, dai volti irriconoscibili, sulla riva; i capelli scomposti della moglie.
Benché tutti questi elementi concorrano a ferire Isak, allo stesso tempo gli infondono quella consapevolezza utile a raggiungere lo “stato di grazia” in grado di offrirgli quella pace interiore (o rassegnazione, a voler essere nichilista) tanto agognata.
Il ricordo (si badi bene, il ricordo, non l’esperienza) dell’infanzia è l’unico “luogo” mentale (e, nel sogno, anche fisico) entro cui gli sia possibile rifugiarsi per trovare una risposta alla propria muta domanda: “Perché vivere?”.

3 commenti

  1. schizoidman / 12 luglio 2014

    “Il posto delle fragole” è un film di una bellezza più unica che rara. Purtroppo, questo film geniale e profondo all’epoca in cui uscì venne massacrato dal doppiaggio italiano come tanti altri capolavori di Ingmar Bergman. Ad esempio, la frase “ma come si può credere in Dio?” nella versione italiana venne cambiata in “ma perché discute sempre di Dio?”. Una cosa a dir poco vergognosa! Meno male che grazie ai DVD pubblicati dalla BIM possiamo ammirare i capolavori di Bergman senza tagli (eh sì, perché alcuni vennero pure tagliati…) e con i sottotitoli che rispettano i dialoghi originali.

  2. Isabelle Anzalone / 13 febbraio 2017

    Grazie per la dritta schizzoidman, io ancora non l’ho visto purtroppo, non sapevo che ci fossero dei tagli nella versione italiana.

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