Recensione su Il posto delle fragole

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9 Novembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nel giorno del suo giubileo accademico, in cui festeggia 50 anni di professione, il Professor Borg, insigne medico, decide di recarsi da Stoccolma a Lund, ove si terrà la cerimonia, in auto anziché in aereo.
Lo accompagna la nuora Marianne e sarà un occasione di confronto: con molta franchezza, lei gli rinfaccia il suo egoismo celato dietro modi raffinati.
Si fermano in campagna, in un luogo dove il professore da giovane veniva in villeggiatura, e cominciano i ricordi: del suo amore per la cugina, dei pranzi in famiglia, del posto in cui raccoglievano le fragole.
Tre giovani diretti in Italia chiedono un passaggio: uno studente di medicina, uno di teologia e una giovane che si contende il loro amore. Le discussioni in loro presenza toccano temi complessi: l’esistenza di Dio, la morte.
Dopo un incidente sfiorato, si trovano costretti a dare un passaggio a un ingegnere e sua moglie, entrambi emblema dell’infelicità coniugale.
Il professore confessa le sue angosce e i suoi incubi a Marianne, la quale a sua volta le racconta di come questi siano uguali a quelli del figlio, suo marito: una continua aura di morte nelle loro parole, alla ricerca di una spiegazione dell’esistenza. Marianne racconta di come suo marito sia contrario all’annunciata gravidanza di lei: trova riprovevole la ricerca della vitalità, il mettere al mondo un figlio con la speranza che la sua condizione sia migliore della loro.
Il professore durante il tragitto si reca dalla madre ultranovantenne, che gli ricorda ancora il passato.
Arrivati a Lund si compie la cerimonia: i tre ragazzi si accomiatano e il professore assiste felice alla riappacificazione tra il figlio e la nuora.

Bergman ci regala un film profondo e carico di significato. Si toccano temi filosofici e idealisti: la religione, la vita e la morte, il ruolo dell’uomo nell’esistenza. E proprio un bilancio esistenziale sembra compiere il protagonista, tra momenti onirici (meraviglioso il primo sogno, all’inizio del film, carico di simbolismo e surrealismo) e reminiscenze del passato ormai lontano.
In un altro sogno pare prendere consapevolezza dei propri errori, sotto l’attento sguardo di un esaminatore che lo mette alla prova.
Un road movie d’autore (per buona parte della durata assistiamo al viaggio in auto, denso di discussioni forbite e riflessioni), tra sogno e ricordo.
Ottima prova dell’attore principale (che fu anche importante regista) Victor Sjostrom.

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