Recensione su Smukke mennesker

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Destini incrociati / 20 marzo 2014 in Smukke mennesker

Prologo: un uomo tristissimo
Una stanza disadorna dai muri orrendamente scrostati, un piccolo squallido albero di Natale, un letto. Un uomo sta singhiozzando, ai suoi piedi una ragazza che ha tutta l’aria di essere una prostituta. “Mia moglie stava guidando, quando all’improvviso è sbucato fuori un cane. Ha provato ad evitarlo, a scansare gli alberi, ma non ci è riuscita. È stata una cosa così improvvisa!”. L’uomo continua a piangere a dirotto, il moccio comincia a colargli dal naso. “È successo molto tempo fa?” “Cosa?” “Che è morta tua moglie, cos’altro?” L’uomo smette di piangere e guarda la ragazza negli occhi. “Non è mica morta, è a casa con i bambini. Sarà meglio che vada a casa con i regali, però prima qui dovremmo darci da fare!”

Capitolo 1: quattro personaggi in cerca di….
Ingeborg è andata in pensione ed ha perso il marito, stroncato da un infarto. È alla ricerca di qualcuno che possa colmare la sua solitudine. Lo cerca sulle chat erotiche, in bar malfamati o nelle sale bingo;
Anna, figlia di Ingeborg, ha subito una mastectomia e non riesce ad accettare il suo corpo. È alla ricerca di qualcuno che possa colmare la sua solitudine.. Lo cerca nei cinema a luci rosse o sui set pornografici;
Anders, un impiegato di mezza età dall’aria sempre afflitta è stato abbandonato dalla moglie e dal figlio. È alla ricerca di qualcuna che possa colmare la sua solitudine. La cerca nei parchi, dove si esercita a fare il maniaco esibizionista;
Jonas, figlio di Anders, si sente tradito dai suoi genitori. Ha come un vuoto dentro, che non riesce a colmare. È alla ricerca di qualcuna/o che possa colmare la sua solitudine. Non ha preferenze di sesso: basta che paghi!

Sembrerebbe il solito film in cui personaggi abbrutiti sprofondano pian piano in un gorgo di perdizione e depravazione da cui poi è impossibile venir fuori. Ma, come per magia, al regista basta intrecciare i giusti fili per far sì che dal dramma a tinte fosche, che lo spettatore era ormai rassegnato a sorbirsi, si passi alla commedia. Non si ride, certamente, ma almeno non si piange. Si rimane in un limbo, in cui tutto può succedere, è vero; ma l’orizzonte sembra più roseo.
qui la “colonna sonora”.

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