Sister

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Sister

Simon ha dodici anni e passa le sue giornate sui campi da sci delle Alpi svizzere a rubare attrezzatura sportiva di marca da rivendere ad adulti senza tanti scrupoli e agli amichetti del suo cortile. Vive da solo, si dichiara orfano, e solo qua e là appare una sorella che sembra ben più irresponsabile e immatura di lui. Ma dietro questo equilibrio, già discutibile e precario, c'è ancora qualcos'altro... Il film ha ricevuto il Premio speciale Orso d'argento al Festival di Berlino 2012
wigelinda ha scritto questa trama

Titolo Originale: L'enfant d'en haut
Attori principali: Kacey Mottet KleinKacey Mottet KleinLéa SeydouxLéa SeydouxMartin CompstonMartin CompstonGillian AndersonGillian AndersonJean-François StéveninJean-François StéveninYann Trégouët, Gabin Lefebvre, Magne-Håvard Brekke, Antonio Troilo, Luca May

Regia: Ursula MeierUrsula Meier
Sceneggiatura/Autore: Gilles Taurand, Ursula Meier, Antoine Jaccoud
Colonna sonora: John Parish
Fotografia: Agnès Godard
Costumi: Anne Van Brée
Produttore: Ruth Waldburger, André Bouvard
Produzione: Francia, Svizzera
Genere: Drammatico
Durata: 100 minuti

Dove vedere in streaming Sister

Deserto nella neve / 21 Ottobre 2016 in Sister

Film molto duro, terribilmente glaciale come i luoghi in cui si svolge. L’indifferenza, la cattiveria, il menefreghismo rendono ancora più sonore le piccole risate di Simon e i suoi salti nelle pozzanghere affondano direttamente nel cuore. Bellissima e tragica Lea Seydoux.

“Io non ti volevo Simon” / 27 Giugno 2016 in Sister

Realistico, amaro, triste.
Il piccolo Simon appare scaltro ed autonomo.
Ma disagio, indigenza e solitudine vengon fuori subito, in un crescendo di fragilità che emerge minuto dopo minuto.
I ruoli sono invertiti, è lui a provvedere a sé stesso e quella che inizialmente si pensa sia sua sorella.
Ma così non è.
Simon lo dice al fidanzato di turno della giovane donna e da lì tutto precipita.

Consiglio vivamente.

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La rabbia giovane. / 23 Giugno 2014 in Sister

Pellicola asciutta ed inclemente.
Certo, inizialmente, il ragazzino (un ottimo Kacey Mottet Klein), così incredibilmente adulto, sembra un supereroe, ma con l’avanzare del film emergono tutte le sue debolezze ed i “difetti” legati proprio alla sua età, “capricci” compresi.

Questo è il primo lavoro della Meier che ho avuto occasione di vedere, spero di recuperare, prima o poi, anche Home: la sua asciuttezza, il suo rigore narrativo sono notevoli. Nonostante il naturalismo della messinscena, che mi ha ricordato quello apprezzato nell’unico lavoro dei Dardenne visto finora, L’enfant, il film risulta altamente empatico e coinvolgente, forte anche delle belle performance degli attori (brava anche la Seydoux, donna-bambina di sconvolgente rabbiosità).

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15 Ottobre 2012 in Sister

Pochi tratti per definire in maniera sincera e profonda una famiglia. Una situazione penosa, le difficoltà di un nucleo famigliare che sembra fluido, in cui i ruoli non sono definiti, in cui i poli si confondono. Un pò come ne il bambino con la bicicletta, ad essere protagonista è un ragazzino che sembra più grande di quel che è, più duro e (in questo caso) più responsabile (solo per certi versi), pur rimanendo di fatto un bambino, con tutti i limiti dell’adolescenza.
La sceneggiatura è vera e sincera, non esagera e non ingigantisce. Gli interpreti, a cominciare dal ragazzino, sono convincenti e diretti (c’è anche Gillian Anderson in un cameo…) e la regia dimostra una forte cura per i personaggi.

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L’espressività senza espressività / 24 Giugno 2012 in Sister

Berlino premia spesso film di contenuti, e credo che la logica del riconoscimento assegnato a Sister possa trovarsi qui. Registicamente non sembra avere particolare pretese, se non accordarsi a quella che mi sembra l’intenzione riconoscibile dietro l’intera operazione: ritrarre uno spaccato, mostrare una condizione.

Infatti:
Sister non promette un’emancipazione, non promette un’evoluzione, non mostra un passato verso un futuro, non vi sono progetti, non vi sono percorsi, ma solo un definito, ripetitivo, a-critico status quo dal quale i personaggi non cercano davvero di uscire, o di emanciparsi.
Tuttavia, è difficile dirne di più senza svelare elementi di trama essenziali alla godibilità della pellicola. Quindi, ecco solo qualche spunto:

– l’ho visto volentieri, mi ha incuriosito, mi ha trascinato dentro il mondo che ritrae, e che non ha certamente assolutamente niente di attraente
– mi è piaciuta la non-riflessione che pone riguardo a tipologie di relazione possibili – valide, nutrienti o distruttive che siano
– nel momento clou (e qualche altra scena “relazionalmente” tremenda), mi ha preso lo stomaco (e non mi considero una sentimentale, nel senso comune del termine)
– Simon (Kacey Mottet Klein) è bravissimo, più che convincente, più che perfetto in questa parte da topo in trappola, che fa il gioco del gatto e insieme non riesce a rinunciare all’istinto di liberarsi (ma dalla porta sbagliata)
– anche Louise (Léa Seydoux) è brava in questa parte da gatto che gioca con il topo senza mai dimenticare del tutto l’istinto aggressivo del predatore sulla preda…
– la scenografia – soprattutto nella zona “popolare” o durante il tragitto del trasferimento tra i due mondi – è così perfettamente (non)espressiva

Insomma, un film interessante che ha decisamente fatto sì che Ursula Meier sia una regista di cui osserverò i percorsi, a partire subito dal precedente Home che ancora non ho visto.

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