Recensione su Sideways

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Amici / 30 Marzo 2011 in Sideways

Jack deve maritarsi con Vicky, parte lunedì con Miles, l’amico da sempre.
Sono diversi, il primo si propone di consumare sesso, se ne vuole abbuffare, l’altro, invece, immagina golf, incursioni nella cultura del Vino e la celebrazione dell’Amicizia.
Si parte da San Diego , California e si va’ verso la Napa Valley.
Sono molto diversi. Il primo è ficone, attore di telefilm, idolo di casalinghe e cameriere.
L’altro sfigato professore di letteratura in una sperduta scuola media con aspirazioni frustrate da scrittore.
Uno vive costantemente sulla cresta dell’onda, l’altro è perfettamente travolto dall’onda stessa.
Parafrasando “La tempesta perfetta” Miles è “Lo sfigato Perfetto”.
Miles ha scritto un libro, un romanzo ed anche questo è un buon motore di avvilimento; ogni proposta di pubblicazione rifiutata alimenta la disistima verso sé stesso.
La moglie come pretende un classico copione lo ha mollato da poco.
La miscela gli procura un’incapacità totale di dialogo con Universo Donna.
Miles resta solo, vive la solitudine bevendosi la cultura del vino che si porta dentro, è un perfetto Europeo in questo.
Jack invece, lo consuma all’americana. Un sorso e via.
Lui guarda piu’ le tette della sommelier di turno che il colore o gli afrori del liquido di-vino.
Ovviamente rimorchia una di queste.
Per tre giorni si dimentica di Vicky e del matrimonio che lo attende per il fine settimana, nella piu’ totale buona fede si immedesima nel fidanzato della bella di turno.
Ci si immerge al punto di sentirsi anche un po’ paparino della figlioletta di lei, gli compra persino dei peluche.
A modo suo è innocente, gli viene così, gli si deve rinascere la spontaneità, non è in malafede.
Allo stesso tempo Miles, con delicatezza e discrezione viene corteggiato da un’altra degustatrice, è Perfetta per lui.
Accade però che la bella con figlia scopre l’inganno e rompe a colpi di casco da motociclista il naso di Jack. Viene medicato in ospedale.
Ma a naso rotto, appena dimesso che ti combina il nostro Jack nel ristorante dove consuma l’ultima cena da scapolo (domani si rientra alla base)?
Ti rimorchia e si porta a letto una cameriera modella per taglie extralarge. Neanche bella ma non importa, lui le consuma come kleneex.
Casini, mariti di ciccione, fedi nuziali perse in very dangerous camere da letto.
Disperazione di Jack.
Pianti e strepiti del nostro promesso sposo, e una frase emblematica, precisa che non lascia scampo da parte del suo amico Miles : “Perché lo fai?”
“Non lo sò, ma sò che non potrei vivere senza Vicky”
Gli crediamo? Io gli credo, anche se il tutto può sembrare profondamente irragionevole.

Neanche a dirlo chi ricomporrà tutti i cocci. Scontata la risposta, l’amico Miles chi altri.
Il film finisce con l’happy end.
Il giuggiolone Jack sposa in pompa magna la sua Vicky, auguri e figli maschi!!!
Miles corre nelle braccia della degustatrice.
Titoli di coda.
Letto così appare banalotto, scontato e a parte l’ideologia del vino, unica nota originale non sembrerebbe meritevole di menzione.
Tutto vero, epperò……
Spuntano le domande.
Perché due persone agli antipodi, con nessun tratto d’unione si amano?
Perché tra Amici ci si ama,è un amore diverso e senza dubbio piu’ robusto di quello con la propria compagna.
E’ un mistero, non si sa e non si può neanche ipotizzare come “si diventa Amici”, o lo si è oppure nisba.
Il piacere dello stare con un Amico è unico e semplice e senza molte complicazioni, è un istinto naturale. E’ facile e non impegnativo, lo si gode e punto.
L’Amicizia è un valore, una gran ricchezza, chi è senza amici è un povero conclamato.
Jack e Miles sono Amici.
Flash d’intermezzo.
La descrizione dell’america vera mi garba sempre.
Il rituale delle case incasinate con piatti sporchi e letti da rifare in totale contrasto con la nostra visione del focolare domestico con la mamma che riassetta e prepara il pranzo (oramai solo nella memoria, ci siamo americanizzati, sic…) è un vero reality, un documentario sulla vera way of life degli states.
E naturalmente alla faccia di biondine, dei muscoloni e dei grattacieli che canagliacinque ed accoliti ci propinano.
Tutto così vero, come del resto la rappresentazione della working-class e dei motel senza pretese dove, finalmente dopo tanti anni di film tutti prevedibili, non si nasconde un serial killer o un agente segreto.
Mostrare l’America vera lo ritengo un esercizio etico, penso a tutti i boat-people albanesi che traversano l’adriatico immaginando che l’Italia sia abitata solo da veline e calciatori di grido.
Vari cammei,
-La consumazione da parte di Miles di una bottiglia pregiata del 1961 accompagnata da un hamburger in totale, disperata solitudine è poesia.
-Il dialogo surreale/verissimo sempre tra Miles con l’ecs moglie è un documentario introspettivo della lunghezza di due minuti sulla tristezza conseguente agli abbandoni.
Lo spunto.
La sincerità di Jack, è sempre sincero jack, si scopa una tipa che ha già una figlia e si convince di volerle veramente bene, si scopa una soprappeso ed è cosciente, insieme con lei, che stanno solo divertendosi.
E in contemporanea è sincero quando piange perché potrebbe perdere Vicky. Lui è sempre sincero.
In fondo quello che gli piace è solo mangiare gelati. Che male c’è?
Fine della recinzione per una nota per Paul Giamatti consacrato da Barney ma già immenso nel suo personaggio in questo film.

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