Recensione su Shining

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“Wendyyy! Sono a casa, amore!” / 20 maggio 2014 in Shining

Inquietante, soffocante, claustrofobico. Shining è indiscutibilmente tra le pellicole più famose di quel rivoluzionario regista che fu Stanley Kubrick. E come molti altri suoi lavori, anch’esso si avvale delle medesime caratteristiche comuni: un genere diverso che si vede rinnovato, a cui viene fornita nuova linfa (l’horror psicologico in questo caso), uno studio meticolosamente curato delle sequenze e delle inquadrature, un comparto sonoro integrato perfettamente con la pellicola, ricca di un’atmosfera onirica e surreale.
Jack Nicholoson che regala un’interpretazione sublime e dove, a mio parere, non gli sono da meno Shelley Duvall (il suo sguardo avvolto dal terrore e dalla disperazione merita menzione quasi quanto quello diabolico e sadico dell’attore statunitense) e il piccolo Danny Lloyd.
Un viaggio di enorme potenza verso le più svariate direzioni: la crisi della ragione, il declino della razionalità portato allo stremo e unito al senso di spaesamento e di confusione (in cui assume grande valore il labirinto, presente sì fisicamente nel film ma “vivo” anche a livello concettuale). La violenza che si consuma tra le quattro mura, separata dal resto del mondo, che spazza così via tutte le piccole speranze di conforto (in forte contrasto con Arancia Meccanica, che trattava invece un concetto di violenza principalmente più “esterna” e “generale”). Ogni sequenza, inquadratura, musica, dialogo si carica il compito di fornire allo spettatore un simbolo, una metafora o semplicemente un’emozione. Cosa che conferisce a questa pellicola una grande potenza evocativa.
Sarò largo io di voto a dare il terzo 10 a Kubrick o semplicemente sarà lui a meritarselo?

2 commenti

  1. laschizzacervelli / 20 maggio 2014

    Se lo merita, se lo merita 😉

  2. Francesco / 20 maggio 2014

    Assolutamente 🙂

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