Recensione su Shining

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3 Settembre 2013

“triste scolora la non baciata bocca”

la macanza di svago e di sollazzo rendono Vanja e Jack due cattivi ragazzi.

“non credo alle mie orecchie…cosa vuoi fare ? vendere la proprietà e andartene in Finlandia,e io e Sonia cosa dovremmo fare?
che atroce ironia, stravedevo per questo vecchio gottoso,adoravo tutto quello che scriveva,era un dio per me…
e pensare che ho lavorato per venticinque anni ,ho sgobbato come un mulo,gli ho dato ogni rublo e mai che gli sia venuto inmente di aumentarmi lo stipendio.
Ho sprecato la mia vita…Col mio talento, intelligenza,audacia..se fossi vissuto normalmente, sarei potuto diventare uno Schopenhauer,un Dostoevskij..Ho perso la bussola…sto diventando pazzo…Mamma,sono disperato!Mamma!”

Signori e signori ecco a voi la “Noia”
questo è un fulgido esempio di cosa può fare “l’illustre signora” a due uomini comuni,a tutti gli effetti due poveri cristi che hanno cercato (vanamente) uno scopo che avrebbe dato un senso alle loro giornate,Vanja e Jack sapevano benissimo che i sogni che avevavo erano ormai morti al tramonto della giovinezza,la “vita” li ha uccisi dentro,adesso restava il rimpianto di quello che sarebbe potuto essere e che invece non è stato e che mai potrà avverarsi, e così Cechov offre al suo protagonista una morte apparente fatta di un inappagante lavoro come gestore di una tenuta agricola,Vanja sarà costretto (forse) a ripensare per il resto della vita ad un amore mai nato anche e soprattutto per colpa sua,sente di aver sbagliato ogni cosa,ha creduto per molti anni in principi errati ,ha riposto la fiducia in persone che si sono rivelate fasulle,come fasulla gli appare adesso la vita,una depressione che lo attanaglia e che gli fa sperare di arrivare presto al tanto (sic) agognato eterno riposo.
Kubrick invece regala a Torrance un oblio fatto di neve e gelo ,una prigione inespugnabile,un cuore di ghiaccio che Jack si è meritato con azioni dettate da una follia che aveva come ultimo sfogo la propria famiglia, addossando a loro tutte le colpe sperava di ritrovare in seguito quella scintilla creativa che sentiva di avere dentro di sé,ma il destino gli remava contro,inesorabilmente si ritrovava perso nei meandri della psiche,un labirinto senza vie d’uscita.
Un’istantanea in bianco e nero ne avrebbe immortalato (per sempre) l’esistenza.

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