Recensione su Tutto può accadere a Broadway

/ 20146.767 voti

Omaggio alla commedia brillante classica / 27 Ottobre 2015 in Tutto può accadere a Broadway

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Peter Bogdanovich è un tizio che, sulle assi dei teatri di Broadway, è praticamente nato: newyorkese classe 1939, ha iniziato a calcare i palcoscenici più ambiti del mondo appena adolescente, allievo di Stella Adler, occupandosi poi di critica cinematografica prima ancora di diventare uno dei nomi più noti di Hollywood.
Bogdanovich ha lavorato con chiunque (dite un nome, lui ce l’ha) e ha incontrato ed è entrato in intimità con artisti che fanno, letteralmente, emozionare qualsiasi amante del grande cinema.
Porta la sua firma il volume Io, Orson Welles, una delle interviste più celebri (oltre che lunghe e torrenziali, visti i tempi di produzione e per via della quantità di pagine pubblicate) rilasciate dal grande cineasta di cui, da tempo, sta tentando di portare a termine e mostrare al pubblico il film incompiuto The Other Side of the Wind, in cui, nel 1975, egli stesso ha recitato al fianco di John Huston, uno dei suoi miti personali.
Non potete perdervi, poi, il volume Chi c’è in quel film?, dove racconta un fiume di aneddoti su star come Humphrey Bogart e Charlie Chaplin.

Insomma, tutto questo per dire che il buon Bogdanovich, oltre ad essere tra i registi brillanti più noti del mainstream degli ultimi 40 anni, è un grande conoscitore dell’ambiente dello spettacolo teatrale e cinematografico e che, come accade con Woody Allen, gli attori fanno praticamente a gara per essere presenti in un suo film.
Lontano da ben tredici anni (Hollywood Homicide è del 2001) dai lungometraggi espressamente destinati al cinema, Bogdanovich è tornato nel 2014 con questa divertente commedia che omaggia proprio il mondo da lui ben conosciuto, in cui -da sempre- si muove con disinvoltura e per cui prova evidente e viscerale amore.

Presentato l’anno scorso a Venezia, Tutto può accadere a Broadway (prodotto da due suoi ideali figliocci, Wes Anderson e Noah Baumbach) è un plauso ininterrotto alla magia dell’arte recitativa, sia essa teatrale che cinematografica, in grado di astrarre completamente attori e pubblico dalla quotidianità.
Nonostante, il film sfrutti meccanismi un po’ forzati (vedi, la convergenza di tutti i personaggi a teatro), il ritmo sia molto altalenante e alcune situazioni non vengano sfruttate al massimo del loro potenziale (l’amante ossessionato e l’anziano investigatore sono eccellenti macchiette comiche troppo poco approfondite), mentre altre rischiano di appesantire un po’ il racconto (vedi, la scena del taxi), la pellicola di Bogdanovich è leggera come una carezza.
Gran parte del merito è legata ad un cast composto da bravi protagonisti decisamente a proprio agio in una commedia degli equivoci che, anche per via dell’ambientazione, non può non portare alla mente il bell’adattamento ad opera di Bogdanovich della piéce Rumori fuori scena (1992).

Jennifer Aniston, per esempio, è esilarante nella parte di una terapista nevrotica, Austin Pendleton è un ottimo giudice dall’aria svampita, George Morfogen fa ridere di gusto con i suoi ingenui travestimenti e Imogen Poots è un’adorabile squillo aspirante attrice che ammicca come una gattina dal grande schermo.
Tutto concorre a richiamare alla memoria le migliori screwball comedies d’epoca (con particolare riferimento a quelle di Lubitsch) e non è un caso che Bogdanovich usi a più riprese espliciti e dichiarati riferimenti ad esse, compresa la genesi della battuta-tormentone “scoiattoli alle noci” proveniente da Fra le tue braccia (1946), con Jennifer Jones.

La lista di “amici” (di questo, si tratta, alla fine) che compare nel film, è lunghissima: da Owen Wilson a Rhys Ifans, da Illeana Douglas a Richard Lewis, fino a Michael Shannon, Cybill Shepherd (che, oltre ad essere stata per diverso tempo sua fidanzata, è stata lanciata da Bogdanovich ne L’ultimo spettacolo) e a Tatum O’Neal, l’attrice che, con Paper Moon (1973) del vecchio Peter, a soli dieci anni vinse l’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista. A sorpresa, c’è perfino un inaspettato Quentin Tarantino praticamente nella parte di sé stesso, fan del cinema classico e regista di film con le arti marziali.

Vivace, ma imperfetto, affatto epifanico, eppure gradevole, è un film da vedere per trascorrere 90 minuti in allegra serenità.

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