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Recensione su Sherlock Holmes: Gioco di Ombre

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17 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Devo ammettere che ormai ho un debole per i film di Guy Richie. Perché oh, c’è poco da dire, spaccano quasi sempre. Per cui questo secondo episodio della rivisitazione di Sherlock è stato godibile e divertente almeno tanto quanto il primo. Si ride si balla e l’amore si fa (tra Sherlock e Watson-Jude Law, ovviamente, per il quale sbavava la mia amica P). C’è una specie di intrigo internazionale per cui si tiene d’occhio la pista anarchica, ma Holmes ha capito tutto ed è sulle tracce di un malvagissimo nonché geniale accademico inglese che vuole avere il monopolio delle fabbriche di armi per far scoppiare una guerra mondiale. Perché la guerra è nella natura dell’uomo, e allora tanto vale lucrarci. Ma per riuscire Holmes ha bisogno dell’aiuto del fidato Watson, che viene strappato alla luna di miele per una specie di tour d’Europa all’inseguimento dei cattivi. E niente, Holmes è un figo perché è un genio e ha le premonizioni sulle cose grazie al suoi intuito, rallenti usati e abusati, col ca**o che ci fermate (anche se gli ammazzano quella spia-amante very gnocca che c’era anche nel primo episodio). Non sono certo film dove splenda spesso il sole, questi, è tutto bassifondi e notti e tempeste e fango; ma bombe e esplosioni e mitragliatrici e inseguimenti fanno in modo che non ci si pensi troppo, i dialoghi girano perfetti come orologi e sono very funny, e i piani e contropiani dei due geni che si confrontano sono un po’ cervellotici ma chissenefrega, ci si diverte.

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