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Recensione su Shame

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Silenzio e delicatezza / 29 dicembre 2012 in Shame

Brandon è dipendente dal sesso, che vive una vita apparentemente perfetta agli occhi degli altri: un lavoro soddisfacente, un appartamento di lusso e una vita mondana degna di uno scapolo. Lui però lotta continuamente con la consapevolezza del suo problema, estraniandosi dal mondo esterno, schivandolo e con esso anche le relazioni sentimentali. Con lui la sorella Sissy, che tenta nel salvataggio di suo fratello e di sé stessa, in un rapporto fraterno complicato, oscillante tra l’odio e l’amore.

Con questa tematica, sarebbe molto facile cadere nel banale e soprattutto nel volgare, ma Steve McQueen, nella sua opera prima (seconda in realtà, dopo Hunger del 2008,uscito in Italia solo nella primavera del 2012) affronta in modo sottile, elegante e, allo stesso tempo, brutale, il problema della dipendenza, sia sessuale che da stupefacenti, con varie scene di nudo integrale di Michael Fassbender e di sesso, sempre presentati con giochi di ombre e piani di dettaglio. Un film con pochi dialoghi dove gli sguardi e i silenzi sono protagonisti fondamentali e assoluti.

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