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Recensione su Shame

/ 20117.0483 voti

30 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sinceramente non riesco a vedere in questo film il capolavoro di cui tutti parlano.
Come già è stato detto da altri prima di me, ho trovato la pellicola lenta e piuttosto noiosa, le uniche cose degne di nota sono le interpretazioni della Mulligan in primis e di Fassbender. Il tema è trito e ritrito e, a differenza di quanto prometteva la presentazione dell’opera, è stato trattato con evidente bigottismo. McQueen è ben riuscito mostrare la solitudine e le sofferenze delle persone, dovute all’impossibilità di amare -e di farsi amare- o alla paura di stringere rapporti intimi, e questo è stato fatto senza particolare bravura. Ma il voler mostrare come male estremo il sesso libero e fugace, o ancora peggio la masturbazione… beh, questo mi sembra bigottismo di inizio del secolo scorso. Per non parlare poi dell’happy end della “redenzione” finale a seguito del sacrificio estremo della sorella, con tanto di richiesta di aiuto a Dio sotto lo scrosciare della pioggia. Credevo che certi finali fossero finiti con le favole di Dickens, ma evidentemente mi sbagliavo

1 commento

  1. lotusflower / 31 gennaio 2014

    Mah. Sono in disaccordo. L’idea della redenzione finale mi sembra decisamente azzardata. La supplica a dio la si può leggere unicamente per il fatto che il protagonista, nella penultima scena, si trovi in posizione inginocchiata, ma giusto per quello. Il bigottimso di cui parli, quale sarebbe di preciso? Lo scopo del regista non è quello di fare la morale, né tantomeno farla su sesso e masturbazione che no, non sono visti come male estremo ma come compartecipi di una malattia molto grave di cui il regista vuole mostrare, senza giudizio, manifestazioni e conseguenze.
    Sì, quel che vuole essere mostrato in questo film è anche la difficoltà di stringere rapporti sentimentali con le persone, ma c’è decisamente molto di più e non credo sia stato tutto reso «senza particolare bravura». Il tema forse non è dei più originali, ma ritengo che McQueen sia fra i pochi registi ad essere stato in grado di trattarlo in maniera interessante. Questo film merita una seconda visione, merita uno sguardo alla fotografia, alle inquadrature, un ascolto (sì, ascolto) dei silenzi. Sono conscia del fatto che non possa piacere a tutti, trovo sia un peccato liquidarlo come una pellicola noiosa senza dargli grandi possibilità di rivalsa.

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