Recensione su Shame

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25 Aprile 2013

Shame.

Shame è la provocante pellicola diretta da Steve McQueen, un film sul sesso, sulla perversione, sul corpo e sulla mente. La colonna sonora, la fotografia, la regia risultano piacevoli alla vista e all’udito dello spettatore.
La vita del protagonista la vorremmo far tutti.
Brandon (Fassbender) è un adulto di successo, ha tutto quello che desidera, ogni cosa è raggiungibile, ogni persona è a suoi piedi. E’ acclamato, ha una bella casa, vive in una gran bella città (se hai i soldi) New York City, in un’appartamento con vista mozzafiato.
Ben pagato,è il ritratto del giovane e bello americano di origini Irlandesi.
Le apparenze ingannano poiché dietro questa facciata fatta di apparente stabilità e normalità, si cela un individuo dipendente dal sesso.
Egli infatti cerca in modo perenne di soddisfare le sue fantasie, perversioni incluse, passando di donna in donna (avrà anche rapporti omosessuali).
Non è l’unico ad avere debolezze all’interno della sua famiglia, ecco che torna sulla scena la sorellina.
Ci sono delle differenze fra il primo e la seconda: “Brandon tiene tutto dentro, non traspare nulla all’esterno, convive come può con la sua dipendenza. Sa di essere malato e non sa come uscire dalla sua malattia, per di più ogni volta che ci prova si fa malissimo. La sorella invece, giovane e bella cantante, passa da una relazione all’altra ed è incapace di sostenerle.
Sarà il loro incontro, le note di New York New York cantate in un modo totalmente diverso da quello “made in Sinatra” strappano lacrime amare al fratello, a costringere Brandon a fare i conti con quel lato di sé stesso che ha preferito fino a quel momento ignorare.

DonMax

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