Recensione su L'ombra del dubbio

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9 Maggio 2013

Definito da Hitchock stesso il suo film preferito, L’ombra del dubbio è uno splendido ed inquietante thriller, sceneggiato dal premio Pulitzer Thornton Wilder.
Filo conduttore del film è il profondo legame che lega i due protagonisti, l’oscuro e glaciale zio Charlie con la sua omonima nipote, l’uno rappresenta il male, l’altra il bene, due facce della stessa moneta. Un legame a dir poco morboso ed anormale, visto che la ragazza riesce addirittura ad anticipare le intenzioni dello zio in due occasioni, quasi come se fosse telepaticamente in contatto con lui (emblematica la scena del telegramma). Quasi a voler sottolineare quanto simili siano (lo ripeteranno entrambi nel corso del film, “We’re like twins”) essi ci vengono presentati nello stesso identico modo: campo lungo sulla città, esterno della casa, primo piano sulla finestra ed infine zoomata su loro distesi a letto. Il tema del doppio ricompare in più occasioni nel corso del film: due detective, due pranzi, due attentati..Truffaut ha individuato ben 14 situazioni basate sul numero due!
Menzione speciale per i due protagonisti, Teresa Wright (una tipica, fantastica ragazza americana) e Joseph Cotten, uno dei migliori cattivi in assoluto di Hitchcock (al pari di Robert Walker in Delitto per Delitto e di Anthony Perkins nell’arcinoto Psycho) : fantastica la scena in cui arriva in città su un treno la cui locomotiva sbuffa fumo nero in ogni dove, quasi a voler dire ai cittadini “attenti a voi, il diavolo è arrivato in città!”.

Ps: da vedere assolutamente in lingua originale, considerata la qualità agghiacciante del doppiaggio.

5 commenti

  1. paolodelventosoest / 14 Aprile 2014

    Sono d’accordo sulla scelta di vederlo in lingua originale! Ma il film non mi ha convinto, gioca troppo sulla ingenua fiducia della famiglia a fronte di un’ombrosità del protagonista fin troppo evidente.
    Henry Travers nei suoi ruoli di secondo piano lo trovo adorabile!

    • kallen / 14 Aprile 2014

      Ora non è che ricordi a memoria il film, però non ricordo tutte queste ombrositá mostrate ai parenti (ad eccezione della nipote, ovviamente): il cognato è troppo impegnato ad architettare finti omicidi con l’amico (ed anche il forte versamento in banca, se ricordo bene, può esser servito a sopire eventuali sospetti), la sorella è contenta del suo ritorno dopo tanto tempo (e non penso possa mai immaginare che suo fratello sia un killer di vedove) e soprattutto lui si presenta come un perfetto gentiluomo e benefattore, dispensando regali e sorrisi a tutti quanti. Come in tanti altri suoi film, anche qui Hitchcock ci insegna che l’apparenza inganna, come anche mostrato dal solenne funerale finale.

  2. paolodelventosoest / 15 Aprile 2014

    Sì, forse va considerato di più il valore simbolico di questa doppiezza; del resto Hitchcock è consapevole e fiero della sua finzione, il cinema-verità è ben lungi dall’arrivare. Premesso questo, se lo metto a confronto con alcuni titoli contemporanei – ad es. il magnifico “La donna fantasma” di Siodmak” – mi accorgo che la recitazione in questo “L’ombra del dubbio” è quasi teatrale, mentre in Siodmak si accentua l’elemento di mistero; forse è la scelta di rendere pienamente partecipe lo spettatore del crimine nascosto che non mi ha convinto…

    • kallen / 15 Aprile 2014

      Certo, infatti anche il fatto dei due detective che vanno in California per rintracciarlo (e di cui uno chiede addirittura la mano alla bella Wright) è quantomeno poco credibile. Il cinema di Hitchcock non ha la plausibilità come elemento primario, bensì lo spettacolo, l’intrigo e il caso, con una spruzzatina di humour. Del resto anche Hitchcok, nello splendido libro-intervista con Truffaut disse
      “La verosimiglianza non mi interessa. […] Siamo logici: se si vuole analizzare e costruire tutto in termini di plausibilità e verosimiglianza, nessuna sceneggiatura che si basi sulla finzione resisterebbe a una simile analisi; a questo punto non resterebbe che una cosa da fare: dei documentari… Chiedere a uno che racconta delle storie di tener conto della verosimiglianza mi sembra tanto ridicolo come chiedere a un pittore figurativo di rappresentare le cose con esattezza. […] I miei film non sono pezzi di vita, sono fette di torta.”

      E, riguardo al rivelare immediatamente l’identità dell’assassino (cosa che sarà fatta anche in Frenzy), ritengo sia un modo originale ed alternativo per infondere suspense nello spettatore, il quale ora non dovrà più interrogarsi sull’identità dell’assassino, bensì osserverà le sue azioni domandandosi quale sarà la sua prossima mossa, se la nipote lo incastrerà,…un altro tipo di tensione, ecco
      Personalmente lo ritengo il primo capolavoro di Hitchcock 😀

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