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Recensione su Shadow

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Sì, è proprio lui, il cantante dei Tiromancino. / 13 marzo 2011 in Shadow

Lo dico subito: per fortuna si è dato al cinema. Il suo è un duplice merito: 1 lascia il gruppo alla deriva, con la seria speranza che chiuda; 2 fa un bel film. Shadow è uno spettacolo interessante, a metà tra un film americano e un film europeo. La prima parte è una sintesi trita e ritrita di almeno dieci anni di cinematografia horror statunitense sui boschi (da L’ultima casa a sinistra passando per Wrong Turn, Cabin Fever, Backwoods, Un tranquillo weekend di paura). Funziona benissimo. Due ragazzi che fuggono in sella alle mountain-bike per almeno venti minuti, inseguiti dai soliti bifolchi deformi e filo-nazisti con ferocissimo cane a supporto. Poi la catena si spezza, e la vicenda cambia. Il film diventa una sorta di Martyrs edulcorato, con un bel finale che ricompone tutti i pezzi e, soprattutto, con un cattivo favoloso, uno dei migliori in assoluto, interpretato magistralmente dal mimo Nout Arquint.

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