Recensione su Sex and the City: The Movie

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john Doe / 3 marzo 2011 in Sex and the City: The Movie

Premettiamo che questo tecnicamente non è un film, ma è una puntata televisiva dilatata a dismisura, 2 ore e mezza quasi, una infinità, inutile per altro. Infatti il contenuto del suddetto prodotto è poco più di ciò che normalmente era compreso dentro 50 minuti, come sono arrivati a raggiungere questa elefantiaca durata? A forza di noia e ….vestiti.
Si sente da subito l’affilarsi dei bisturi del chirurgo plastico che ha largamente operato sui corpi e molto di più sui visi dei protagonisti, tanto da ridurre a due fessurine gli occhi di Carry, alzando l’alzabile degli zigomi, sconvolgendo l’espressione di Samantha, che credo si sia rimaneggiata ovunque, aggiustando anche le facce delle altre due e trovando però un migliore effetto su Mr Big , che sembra nuovo di palla. Il risultato è che l’unico attore sulla trentina che interpreta un trentenne (la cosa non è ovvia come può sembrare) mostra con disinvoltura più rughe di tutti gli attempati protagosti.
Cosa diavolo è questa pellicola? Un contentino per fan televisivi che perde completamente lo spirito della serie, un raccontino per bambine in cui il principe azzurro torna ad essere colui che ti renderà felice per sempre, uno specchio davvero deludente di come la donna non si sia mai emancipata dal ruolo che in fondo in fondo assimila fin da bambina (quella cenerentola ha rovinato generazioni, perchè nessuno l’ha mai raccontata bene per davvero!) e entro cui si sente sicura. Non che il telefim poi ponesse tesi diverse, il matrimonio è il punto di arrivo di tutte, da sempre, ma almeno lì il mezzo televisivo aveva consentito una piccola rivoluzione culturale sul linguaggio, il che non è stato poco.
Qui siamo davanti alla parafrasi del vissero felici e contenti per sempre, ma per esserlo il presupposto è che ci si sposi, nessuno fa più sesso se non matrimoniale e dunque votato alla procreazione o, e qui siamo al fondo, per tenersi stretto il marito (mica per piacere personale o di coppia, giammai!). La paura della R in Usa ha censurato il censurabile, la paura della possibile scucitura delle suture dei protagonisti ha fatto il resto. Ma eccoti la ventenne! E in barba ad ogni spiraglio di speranza lei vuole innamorarsi (mica trovare lavoro!), sposa l’unico vero amore (il primo!!!!!) e quindi si trasferisce per seguirlo (anche se, assolutamnete per inciso, lo aveva trovato un lavoro che le piaceva, la soddisfaceva, la rendeva autonoma!). No, non c’è speranza alcuna.
Il melting pot è morto da secoli, i bianchi stanno con i bianchi e i neri con i neri, si sono pure permessi di infilare quella piccola morale spicciola e consolatoria per cui anche i ricchi, soprattutto se molto ricchi, piangono, mentre se i ricchi, che rimangano ricchissimi, fanno le cose semplicemente e umilmente come chi non ci ha una lira, allora sì che assaporano il vero gusto della vita, il vero senso delle cose.

Cosa si salva? Un po’ di vestiti, hanno tirato fuori pure roba anni ’80, molte borse e qualche paio di scarpe. Il gusto generale, sebbene griffato, è sempre pacchiano, l’unica vestita quasi sempre bene è Miranda, Big sfoggia un completo con i calzoni cortissimi, orrore.

Ah! lui si chiama John James Preston, avrebbe dovuto chiamarsi John Doe.

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