Recensione su Il sergente York

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Just a flock of turkeys / 26 Maggio 2016 in Il sergente York

Generalmente quando le grandi produzioni hollywoodiane mettevano le mani su storie di dedizione alla nazione, specie negli anni immediatamente precedenti il secondo conflitto mondiale, non c’era cineasta in grado di uscire incolume senza pagare un pedante tributo ai miti patrii; ci penserà Wyler a guerra finita a raccontare il ritorno degli eroi con la dovuta grottesca tragicità, asciugando la tronfia retorica. Hawks, noto come il “regista invisibile” per la sua conduzione registica che non mette mai in ombra il cuore di ciò che narra, non fa eccezione; il soggetto del sergente Alvin York, eroe della prima guerra mondiale, ovviamente ben si presta alle esigenze di ‘carica’ emotiva di un paese in procinto di mandare nuovamente in Europa i suoi ragazzi al fronte, e la scelta della star Gary Cooper calza a pennello. Il belloccio Coop entra perfettamente nella parte del campagnolo scavezzacollo che prima si converte alla non-violenza cristiana, poi su invito di un maggiore si mette a leggere “La storia degli Stati Uniti” e si convince che non è il tempo di Gesù Cristo ma quello di Daniel Boone. Cecchino infallibile, stende tedeschi come tacchini in un esplicito paragone, facendo perfino il verso del gluglu per stanarli e considerandoli nè più nè meno just a flock of turkeys. Le musiche di Max Steiner sono pompose al punto giusto, la fotografia di Sol Polito è bella ma limitata dall’uso spropositato di fondali.

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