Recensione su The Raid 2

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30 marzo 2015

Dove eravamo rimasti ? Dove avevamo lasciato il povero Rama ?

Più di un anno è passato dalla visione di THE RAID, il primo capitolo di quella che sarà LA saga di menare della seconda decade del 200. Più di un anno ma nel corso dell’ultimo mese, io, The Raid II l’ho visto due volte. Due fottute volte e il tempo ti passa, vola, scorre e tu stai a bocca aperta mentre Rama si allena spaccando il muro a pugni o quando spacca le ossa ai galeotti all’interno di un fottuto bagno 2×2.. che poi, per Rama, è allenamento pure quello eh. Se vi è caro il cinema action fatto con criterio The Raid II fa al caso vostro. Il secondo capitolo non si fa mancare nulla, proprio come in The Raid del resto. Oriente ed Occidente si incontrano in un film che ha di Peckinpah e di Woo. Qui convivono “pacificamente” arti marziali, lame di coltelli infilate in tenere carni e sparatorie all’ultimo proiettile.

Torniamo a Jakarta, questa volta però l’atletico e cavalleresco Rama (Iko Uwais) non dovrà farsi strada all’interno di un palazzo, una roccaforte criminale, bensì dovrà infiltrarsi negli ambienti della mala indonesiana. La trama si infittisce perché Rama si infiltra nell’organizzazione di Bangun e figlio che è gemellata pure con buona parte della criminalità Asiatica, ma, essendo sotto copertura, deve mantenere l’anonimato.

Sorvegliare, proteggere, difendere, perché Rama è la polizia quella buona, quella non corrotta, quella che non si compra con le mazzette. Rama è Dirty Harry con i pugni nelle mani, e pur di infiltrarsi è disposto a farsi mettere in galera (fa parte del gioco del resto), farsi strada nel mondo della mala ed entrare nelle grazie di Bangun e il figlio Uco. Come dicevo sopra la trama si infittisce e Uco pretende una fetta sempre più grande della torta paterna, è disposto a tutto pur di conquistare e raggiungere il trono paterno. Vuole bruciare le tappe Uco e sembra riuscire in quello che fa, Uco è una serpe, Uco è il male e Rama è la cura. Rama è Cobretti dagli occhi a mandorla ma in questo capitolo se la vede brutta.

Torna il montaggio veloce, le inquadrature frenetiche e soprattutto le scene ricche di combattimenti, cariche di sangue, sporcizia e sudore. Se avete buon gusto o semplicemente siete affascinati da rotule fluttuanti, gambe spezzate, prese, proiezioni, sparatorie da sturbo, scene stunt all’ultimo grido.. lasciatevi servire, questo è quello che fa per voi. In The Raid II – Berandal vedrete un uomo costretto a cambiare identità e a passare un lungo periodo in carcere, lontano dalla famiglia. La trama del film spazia, passano gli anni e Rama ne vedrà delle belle.

Ancora più claustrofobico del primo capitolo, Rama combatte all’interno di spazi angusti e quando combatte all’esterno lo fa in spazi fangosi, luridi, tra le strade di una città in cui l’unica via d’uscita è data dalla potenza dei colpi che vengono scaglaiti.
Solo la scena con la tipa con i martelli in metropolitana e il combattimento in piano sequenza tra la fanga del cortile della prigione in cui tutti sono contro tutti valgono il prezzo del biglietto.

Se il cinema di menare è un mare magnum (P.I), Gareth Evans è sicuramente una specie di Cristoforo Colombo.

DonMax

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