2001
12 Recensioni su

La città incantata

/ 20018.6885 voti
La città incantata

Bello…ma non esageriamo / 8 Agosto 2018 in La città incantata

Incuriosito da come questo cartone sia pluricitato e multi-elogiato in ogni classifica, gli ho dato una chance.
Non sono un esperto di cartoni giapponesi , ma mi è piaciuto molto.
Ho trovato un prodotto…ambizioso , dove ogni personaggio (alcuni buffissimi e troppo strani per non volergli bene) è ultra caratterizzato. La storia ricalca qualche cliche del genere , ma tutto sommato presenta anche molte originalità (alla fine il palazzone è una sauna /casa di cura per spiriti…fantastico!).
Ma la cosa che più di tutte mi ha colpito è la “cura” che ho percepito. Si vede che l’autore gli ha voluto bene…che ha cercato di mettere un “qualcosa in più” in ogni immagine , paesaggio , dettaglio…faccio un esempio per tutti : verso il finale quando la ragazzina e il Senzavolto ( stupendo) sono sul treno , si vede uno scorcio di paesaggio con un isolotto solitario , con sopra una casetta e un albero. Stop. Non serve a NIENTE nel cartone…ma ci stava,bene.Arricchiva il prodotto. E ci sono altri 1000 esempi.

Insomma bello.Bello e curato.
Una nota a parte per la colonna sonora : MERAVIGLIOSA. Era dai tempi di Final Fantasy 11 , che non sentivo delle melodie così belle , che ti rimanevano in testa appena le ascolti.

Però…però…calma con le affermazioni . Ho letto robe tipo ” il più bel film d’animazione di tutti i tempi”….capolavoro…arte…
E’ un bel cartone .
Ma nulla a che vedere con mostri sacri di Walt Disney , non scherziamo. Sarà che sono vecchio…sarà che – come detto – non conosco l’universo giappo…sarà che sono di parte…ma insomma ,certe affermazioni , sarei più propenso a riservarle per La Spada Nella Roccia , Cenerentola o La Carica dei 101. Ecco.

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Kamikakushi / 10 Aprile 2016 in La città incantata

Scrivere un elogio a questo film è una delle cose più semplici al mondo. E neanche mi va più di tanto di perdermi in chiacchiere su quanto sia ben fatto tecnicamente. Perché come tutti i grandi capolavori, non fa che lasciare senza parole. SI può analizzare in ogni sua parte in così tante maniere diverse, ma la pura e semplice realtà è che questo film è puro e semplice.
E’ un film che ti coinvolge, ti emoziona, che ti fa sentire parte della storia. E’ un film che non giudica ma ascolta. E’ un film che sia adatta ad ogni occasione, che si illumina di una luce diversa ogni volta che lo guardi . E mentre ti narra una storia così insolita in un mondo così corrotto, si mantiene comunque semplice e puro. E come si può elogiare questo film? Come si può ricoprirlo di complimenti e descrizioni quando è chiaro che queste non basteranno mai. Questo film è stato già tanto elogiato, quando forse aveva come unica pretesa quello di essere amato per le emozioni che donava, e di andare al di là di nazioni e circostanze, o età e epoche. E potrei trovare migliaia di ragioni per cui va amato. Ma non ce ne è bisogno, perché una volta visto si spiega da solo, si fa amare senza alcun bisogno di aiuto, si evolve senza che ci sia bisogno di spiegazioni logiche. E alla fine della visione ti fa sentire diverso, come se la crescita che hai appena visto compiersi sullo schermo progressivamente, ti abbia in qualche modo condizionato.
E nonostante le grandi aspettative che nutrivo soprattutto questa volta per un film di Miyazaki, Miyazaki riesce a volare più in altro della più fervida immaginazione. E il finale di questa fantastica avventura non lascia che quel vuoto paragonabile ai momenti in cui Dorothy torna a Oz o Alice si sveglia.

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Il viaggio senza eroe / 5 Marzo 2016 in La città incantata

Se la realizzazione tecnica è di altissimo livello (come tutte le produzioni dello Studio Ghibli) non si può dire la stessa cosa della storia. Da questo punto di vista Hayao Miyazaki fa cilecca.
Chihiro ci viene presentata all’inizio come una ragazzina un po’ fifona ma nel corso della storia, quando il personaggio dovrebbe evolvere e presumibilmente maturare e salvare la città incantata, ogni decisione/azione/cambiamento arriva dall’esterno, dai personaggi e situazioni che ruotano intorno a lei.
Chihiro non diventa paino piano coraggiosa, non si innamora in modo consapevole, ma subisce il mondo magico che la circonda in modo passivo e quasi casuale. La funzione della fiaba è così assente, la città incantata diventa protagonista a scapito dell’eroe. Il risultato è una confezione affascinante per una storia che sembra stia lì lì per decollare ma non spicca mai il volo e annoia terribilmente. Delusione.

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Qui si piange per davvero! / 24 Dicembre 2015 in La città incantata

Non me lo sarei mai aspettato che il primo film che mi sono guardato di Miyazaki mi facesse piangere.Eppure per far piangere me ce ne vuole!
Ma questo film con una storia meravigliosamente emozionante e una colonna sonora straordinariamente commovente mi ha sorpreso.Ora vorrei capire quali sono gli altri capolavori di Miyazaki da vedere…

Che dire.. E’ Miyazaki, è arte. / 12 Aprile 2015 in La città incantata

Non potrei smettere di vederlo nemmeno sotto tortura, come tutti i film di questo bravissimo regista. I disegni si fondono alla musica con una dolcezza sublime, che prende il cuore di tutti. Storia senza tempo, che apre le porte a altri grandi capolavori e al suo film gemello, “Il Castello Errante di Howl”. Tante le uguaglianze, in due film che mostrano l’amore puro e incondizionato. Qui lo vediamo nella sua forma più sublime, quella di due fanciulli.

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12 Ottobre 2014 in La città incantata

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Inizio col dire che i genitori di Chihiro sono stati rappresentati come persone un pò superficiali e alla buona, la parte in cui si abbuffano ammetto che mi ha inquietato un pò perché sembravano veramente insaziabili! La storia in sé non è effettivamente qualcosa di particolare, è la psicologia e le diverse sfaccettature dei personaggi a rendere così bello questo film di animazione: mi è piaciuta questa idea che non c’è un vero cattivone da distruggere, ma ogni personaggio ha sia un lato negativo che un lato positivo, non c’è separazione di bianco e nero e la cosa è stata resa magistralmente. I batuffoli di fuliggine erano carinissimi ed infatti mi è dispiaciuto per quello che è finito schiacciato D: Comunque il personaggio che mi è piaciuto di più è quello dello spirito con la maschera che non parla, si vede che è spaesato ed è incuriosito dalla protagonista. Alla fine vuole solo conoscere Chihiro e non sa come fare, lei lo capisce e lo aiuta. Che poi lei è quella di cui si nota di meno, ma il cambiamento lento lo fa anche la protagonista perché da capricciosetta che era, diventa pian piano più consapevole anche dei bisogni altrui e si rivela di più buon cuore di come sembrava all’inizio.

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Gioia gioia gioia / 19 Aprile 2014 in La città incantata

La dimenticata e inaspettata gioia di rivedere questo film sublime!

Chihiro, la protagonista, è tanto spaventata quanto aperta alla situazione di cattività in cui si ritrova, e il nuovo mondo attorno a lei è così volubile (e non perché magico)…
Le influenze spirituali in questo film per un occidentale, soprattutto bambino, sono una scoperta preziosa, un’alternativa rara al moralismo canonico che pervade l’arte, i media e la vita quotidiana stessa.
La colonna sonora di Hisaishi lacera il cuore, è impossibile restarne indifferenti.

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Lanterna magica / 10 Ottobre 2013 in La città incantata

Rivisto per l’ennesima volta con i miei bambini. Quest’ opera è una lanterna magica; è poesia, luce, arte, sogno, fantasia, incanto, tenerezza. Ciò che mi rincuora è che potrò guardarlo ancora, e ogni volta riuscirà a ridestare in me lo stupore.

23 Gennaio 2013 in La città incantata

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Lentamente, ci accingiamo a completare tutte le caselle. Ancora e sempre stupore (e tremblementi, se mi si passa la citazione) per la coorte di personaggi variegati e fantasilandici (?) che fioriscono nei film di Miyazaki. Sarei assolutamente un suddito del pur (nell’economia generale del film) secondarissimo Spirito del Ravanello.
toria a schema classico, con perdita/mancanza e successiva risalita lungo un percorso esteriore/interiore della ragazzina buona dentro, fino a sopperire e ripristinare la situazione iniziale. Sedersi comodi e avere qualcuno accanto che ogni tanto ci faccia notare che stiamo a bocca aperta. OOOOOOOOOOh… Ah, scusate.
La morale ci sarà anche. Ma io preferisco annotare quest’altra, che fa capolino nella prova finale: una volta che si è posti di fronte ad un bivio o decisione, la scelta giusta potrebbe benissimo NON essere tra le opzioni considerate. Più rispetto per le opzioni non considerate, grazie. Se lo meritano.

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2 Novembre 2012 in La città incantata

Tra tutti i film che ho visto, a mio parere è il più bel film di Miyazaki 🙂

perfetto / 17 Ottobre 2011 in La città incantata

Che film! Finora io lo considero IL film d’animazione. Quasi mi mancano le parole per descriverlo… è qualcosa che ti tocca l’anima, tra un disegno (sempre perfetto) e un altro sembra quasi di galleggiare come in un sogno fatto da bambino dove i colori e le emozioni regnano sovrani e la logica perde di significato. È un opera che nella sua semplicità riesce ad affrontare problematiche esistenziali, massime di vita e dilemmi esistenziali celandoli in personaggi, situazioni e dettagli più o meno velati cosi che ogni volta che si guarda il film se ne scoprono di nuovi.
In quest’opera Hayao Miyazaki ha raggiunto il culmine, l’apice di un viaggio che era partito nel lontano 1984 con l’ottimo Nausicaa della Valle del vento prodotto dall’ancora nascente Studio Ghibli. Questo lungometraggio è la punta di diamante, il fiore all’occhiello di un artista che sebbene venga stimato nei paesi del Sol Levate, continua ad essere snobbato da noi a favore di film sempre più commerciali (salvo rare eccezioni) di produttori occidentali (vedi Disney Pictures e DreamWorks Animation).
È un film che VA VISTO. Punto.

ps: …della serie “se la classe non è acqua”, Akira Kurosawa diceva di lui: <>

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24 Febbraio 2011 in La città incantata

La storia della piccola Chihiro inizia con un importante cambiamento nella sua vita: sta per raggiungere la sua nuova casa, ma non è affatto entusiasta e stringe triste tra le mani il mazzetto di fiori che il suo amichetto le ha regalato come regalo di addio.
Attratti da un singolare luogo che pare disabitato, i genitori di Chihiro decidono di fermarsi per curiosare un poco nelle strade di ciò che appare un parco di divertimento caduto in disuso. Curiosamente c’è ancora un ristorante aperto e i due adulti si fermano a mangiare mentre la bimba si aggira per le vie di questo posto strano.. è a questo punto che avviene l’incredibile: calano le tenebre, migliaia di inquietanti spiriti compaiono da tutte le parti e la città incantata appare circondata da una distesa di acqua. Chihiro, spaventata, torna dai suoi genitori che nel frattempo si sono però trasformati in due disgustosi maiali che ancora ingurgitano cibo. Sarà Aku, misterioso ragazzino con la capacità di trasformarsi in drago, ad aiutare Chihiro a cavarsela in quel luogo che pare ostile agli esseri umani e che si rivela essere un centro termale per gli spiriti. La ragazzina dovrà trovarsi un lavoro firmando un contratto con la cattiva strega Yubaba che le ruberà il nome: da questo momento Chihiro si chiamerà Sen. Riuscirà Chihiro a non dimenticare il suo nome, a tornare a casa e a riportare mamma e papà alle sembianze normali?

Il regista Hayao Miyazaki ha una carriera di tutto rispetto: troviamo la sua collaborazione in serie animate di successo quali Heidi e Dagli Appennini alle Ande, ma la prima serie interamente sua è Conan il ragazzo del futuro che risale al 1978. Nel 1982 pubblica anche un manga, Nausicaa della valle del vento, incentrato sulle problematiche ambientaliste e che diventerà anche un film animato. Nell’85 fonda un proprio studio di produzione, lo studio Ghibli, dal quale nascono i lungometraggi Laputa, Kiki’s delivery service, e il bellissimo La principessa Mononoke.
Ma il capolavoro di Miyazaki è La città incantata che esce in Giappone nel 2001 ed è il primo lungometraggio giapponese ad aggiudicarsi l’oscar come migliore film di animazione.

Ciò che immediatamente colpisce è l’ alta qualità dei piacevoli disegni e della fluida animazione, ma La città incantata è anche una bella storia di formazione: l’ avventura di Chihiro è il viaggio simbolico dall’età dell’infanzia a quella dell’adolescenza, quella in cui si deve imparare a camminare per la propria strada in modo autonomo dai propri genitori (la ragazzina si ritrova infatti improvvisamente sola ad affrontare i propri problemi), ma senza dimenticare le proprie radici (Chihiro non deve dimenticare il proprio nome).

Numerosi sono i rimandi alla mitologia e alla cultura sia occidentale che orientale: Chihiro è un po’l’Alice nel paese delle meraviglie nipponica; la città incantata ha in comune con il mondo di Lewis Carroll personaggi e situazioni bizzarri e assurdi, ma ha anche elementi inquietanti che credo potrebbero impressionare i bambini più piccoli. Rimandi alla mitologia occidentale sono la trasformazione dei genitori di Chihiro in maiali proprio come i compagni di Ulisse vittime della maga Circe e, nel finale, l’avvertimento di Aku perché Chihiro non si volti mai indietro ricorda la storia di Orfeo che cercò di riportare sulla terra l’amata Euridice.
La moltitudine di spiriti di cui facciamo conoscenza appartiene al bagaglio culturale della cultura giapponese: una delle presenze più significative è il dio del fiume, scambiato inizialmente con lo spirito del cattivo odore: una parabola che insegna a Chihiro a non giudicare dalle apparenze. Altro curioso personaggio è lo spirito Senza Volto, strana creatura capace di creare pepite d’oro: da solitario essere si trasforma in un mostro che ingurgita di tutto e che regala oro attorniato da una folla delirante in cerca di ricchezze: sembrerebbe trattarsi di un monito al consumismo e l’avidità umana.

Difficile trovare un difetto a questo eccellente anime: l’unico elemento che potrebbe far torcere il naso è un certo buonismo alla disney che colora di retorica alcune battute dei personaggi, ma è bene poca cosa per un film che vale davvero la pena guardare per la meraviglia dei colori, per i suoi buffi attori, per la magia che sprigiona

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