Recensione su Saving Mr. Banks

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16 marzo 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il film si muove su due binari: da una parte l’autrice di Mary Poppins che viene convinta a dare una chance a Disney per la realizzazione di un film sul suo libro, dall’altra la sua infanzia. In un certo senso si muove anche tra due cliché: quello delle difficoltà che hanno portato alla realizzazione di un capolavoro del cinema e quello sicuramente più sfruttato della fine dell’infanzia, della bambina che vede il padre come un idolo quando quest’ultimo è incapace di prendersi cura della sua famiglia.
Tra le due storie e i due cliché ho preferito il primo. Se da una parte Emma Thompson e Tom Hanks sono straordinari e il personaggio di lei per quanto a volte irritante riesce ad appassionare e a commuovere, dall’altra non c’è nulla di particolarmente significativo. Persino l’arrivo dell’ispirazione per Mary Poppins, a cui è seguito un guizzo di attenzione da parte mia, ha solo un ruolo marginale nella vicenda padre-figlia. Poi posso capire che senza mostrare l’infanzia dell’autrice il “Saving Mr. Banks” del titolo non avrebbe avuto lo stesso effetto, però non mi ha detto comunque granché — forse anche perché l’attrice che interpreta l’autrice da bambina non è proprio espressiva, ma vabe’.
Grande delusione post-film: scoprire che i fatti sono stati edulcorati. Il film fa pensare a una signora dal cuore d’oro, un po’ bacchettona, che alla fine si fa prendere dalla magia dei film Disney. A leggere Wikipedia, invece, si scopre che il film le ha fatto così schifo che si è rifiutata di rivederlo per vent’anni. Lo so che cambiare la realtà è una prassi per film del genere, ma mi sarebbe piaciuto un finale più agrodolce e meno lacrime facili.

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