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Recensione su Saving Mr. Banks

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4 marzo 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

In onore del quarantacinquesimo anniversario dell’uscita di uno dei film Disney più amati da bambini e adulti, la Walt Disney Pictures presenta Saving Mr. Banks, un film ispirato alla vera storia del lungo travaglio che ha portato Mary Poppins sul grande schermo. Infatti nel 1961, Walt Disney invitò l’autrice Pamela L. Travers a Los Angeles per ottenere i diritti cinematografici del libro. L’autrice rifiutò per circa 20 anni le incessanti richieste del signor Disney, temendo che avrebbero trasformato il suo romanzo in un musical animato; adesso però trovandosi in ristrettezze economiche si vide costretta ad accettare a patto che fosse lei a visionare la sceneggiatura, la scelta degli altri e quant’altro fosse necessario affinché Mary Poppins fosse come lei l’aveva generata. La collaborazione tra la Travers il signor Disney fu estenuante, e con la sua fermezza e determinazione mise a dura prova la pazienza di quanti lavoravano al film: ferma, scostante, imperiose, estremamente critica rifiutava che i suoi personaggi fossero piegati alla macchina per fare soldi della Walt Disney perché il suo romanzo “Non sarebbe mai diventato uno dei suoi stupidi cartoni!”

“Odiava il copione, non le piacevano i fratelli Sherman. In realtà sembrava che odiasse tutto, ma se fosse vero o meno è un’altra questione. Stava affrontando dei problemi personali, profondi e complessi. Il suo rapporto con Mary Poppins era esattamente lo stesso che Walt Disney aveva con Topolino. Mary Poppins l’aveva salvata dalle ferite della sua infanzia allo stesso modo in cui Topolino aveva salvato Walt. Perciò non era facile per lei lasciare la sua creazione nelle mani di altri. Sentiva che le stavano togliendo una parte delle sua anima e che la stavano trasformando in qualcosa che non era e questo per lei era psicologicamente difficile da accettare”.

Infatti la storia narrata nel suo libro ha dei retroscena estremamente personali, strettamente legati alla sua infanzia, all’amore e all’ammirazione nei confronti di un padre amorevole ma vittima di vizi che comprometteranno la sua salute e la sua situazione lavorativa. E solo scavando nel suo torbido passato e toccando i punti di dolenti della sua sensibilità Walt Disney può sperare di farle cambiare idea e far sì che il film abbia vita.
Perché saving Mr. Banks? Perché in ognuno di noi c’è un signor Banks che deve essere salvato. Pensandoci un attimo ho realizzato di non aver mai dato –né da bambina né tanto meno adesso- la giusta importanza al personaggi del signor Banks. Apparentemente è un personaggio marginale nella vicenda, funzionale solo a far sì che Mary Poppins giunga a salvare questi bambini, abbandonati dai genitori senza più disciplina né affetto. “Chi lo dice che Mary Poppins và a salvare i bambini?” Questa battuta mi ha presa in contropiede. Cosa significa che Mary Poppins non aiuta i bambini? Allora qual è lo scopo di una governante se non quello di educare i bambini e salvarli dal disinteresse dei genitori? La mia mente ha così iniziato a galoppare per scovare nei ricordi d’infanzia tracce di questa terza persona che ha bisogno di essere salvata da Mary Poppins. Intanto i numerosi flashback nella vicenda rimandavano al passato dell’autrice. Un passato felice accanto al padre, ma sconvolto presto dal peggioramento di salute dell’ultimo e dal profondo dolore di una figlia che idolatra un padre che ha perso la gaiezza di un tempo, la galoppante immaginazione con la quale coccolava la sua principessa per lasciar spazio a preoccupazioni e dispiaceri che occupano tutta la sua mente annebbiargli il cuore. E intanto nella mia mente si affiorava un evidente parallelismo tra quest’uomo, direttore di banca turbato e sconvolto dai suo problemi finanziari e il signor Banks, un personaggio fittizio perfetta incarnazione del padre della autrice. Nella sua collaborazione con i produttori di Mary Poppins, la signora Travers lamenta spesso dell’aspetto del signor Banks che non rappresentava il personaggio uscito dalla sua penna, e della più totale freddezza e distacco nei confronti dei figli: “Perché l’avete reso crudele? Non potrei sopportarlo, è come se lo rivedessi di nuovo”. Allora ho capito. E mi è parsa davanti agli occhi una verità che mi ha colpito intensamente. Possibile che tutte le volte in cui ho guardato e riguardato Mary Poppins a me tanto caro, non abbia realmente osservato le fondamenta dal quale s’innalza un colossale capolavoro Disney? Naturalmente l’origine per cui i bambini si trovano ad aver bisogno di una governante che compensi – sia dal punto di vista educativo che affettivo – la mancanza del genitore- è da rintracciarsi nella figura del signor Banks. E pensandoci più attentamente, in effetti Mary Poppins và via proprio quando il padre si riprende dal suo totale disinteresse per i figli e gli costruisce l’aquilone, un piccolo gesto ma essenziale affinché si comprenda che il signor Banks è stato salvato e la presenza di Mary Poppins non è più necessaria. Perciò sono giunta alla conclusione che è il signor Banks il perno su cui si muove l’intera storia e sul quale si conclude la vicenda chiusa in una sorta d’anello il cui punto d’avvio e di fine è sempre Mr. Banks.
Dopo essermi dilungata ampiamente sul signor Banks, torniamo al nostro film.
Il film presenta un ottimo cast: Emma Thompson, Tom Hanks, Paul Giamatti, Colin Farrel, Ruth Wilson e l’interpretazione di ognuno è semplicemente meravigliosa, partendo da Emma Thompson che meritava sicuramente una nomination all’oscar passando per l’inconfondibile Tom Hanks che dà sempre il meglio di sì, arrivando fino a Colin Farrel che ho apprezzato notevolmente. L’intreccio narrativo è ben costruito e articolato su due piani temporali: le vicende attuali sono ben intergrate alle vicende legate all’infanzia dell’autrice grazie ai continui flashback e intrecciate- direi quasi- armoniosamente. Saving Mr. Baks è un film dal forte impatto emotivo sullo spettatore, sfruttando la potenza dei personaggi e delle tematiche affrontante per mettere in scena un omaggio e un ringraziamento ma soprattutto un ricordo per tutti coloro che conservano gelosamente il ricordo di un governante che con un po’ di zucchero manda giù le fatiche. Nei confronti della pellicola ci si sente come connessi a tutto, merito senz’altro dell’aria di familiarità che si respira, delle note che non possono non apparire familiari per chi è cresciuto ascoltandole costantemente, delle azioni dei personaggi, nell’udire nomi tanto cari al fanciullo nascosto in noi che ricorderà sempre Mary Poppins, Bert e –soprattutto adesso- il signor Banks e che quando non saprà cosa dire risponderà SUPERCALIFRAGILISTICHESPIRALIDOSO.

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