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Recensione su Saving Mr. Banks

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26 febbraio 2014

Oh bè, la bambina che è in me ancora gioisce dalla visione di ieri sera ma, e qui sta a mio parere il vero pregio del film, anche l’adulta che è in me è rimasta profondamente colpita.
Si, perchè non siamo di fronte ad un film “ruffiano”, volto unicamente a risvegliare negli spettatori facili nostalgie, offrendo la personificazione di molti sogni di bambini e confezionando il tutto nel migliore dei modi. No, il film è ben altro e molto più di questo.
Certo, le corde della nostalgia sono state ben toccate, poter scoprire la vicenda umana dietro uno dei personaggi che più ho amato da bambina (e, non mi vergogno a dirlo, amo tutt’ora) è un qualcosa di troppo prezioso per non aver evocato più di qualche ricordo felice.
Ma a colpirmi veramente è stato altro, la magnifica struttura narrativa, così intensa e al contempo fluida, nel suo scorrere in modo coerente instillando nello spettatore immagini di un passato mai sopito e di un’infanzia, quella della scrittrice P.L. Travers, che pesa come un amaro fardello nel suo presente.
L’incipit del film è ben orchestrato: P.L. Travers (interpretata dalla magnifica E. Thompson) ci viene presentata in tutta la sua aspra alterità mentre è intenta a spiegare al suo disperato agente perchè si ostini a non voler cedere i diritti del personaggio da lei ideato nei suoi libri, Mary Poppins.
Poi il viaggio a Los Angeles, l’incontro con W. Disney e la squadra al lavoro sul film, un progetto voluto, agognato, sognato da Walt per 20 anni, in onore ad una promessa fatta alle figlie quando erano piccole.
Da qui in avanti il film si muove su due binari diversi ma perfettamente implementati l’uno nell’altro, mostrandoci, attraverso il presente, i fantasmi del passato dell’autrice, in un lento disvelarsi di una realtà amara, intensa in modo disturbante, che getta una luce chiarificatrice su tutto quello che è il suo personaggio nel corso del film, come quando, tirando lentamente una tenda, tutti gli oggetti di una stanza buia assumono via via forma e colore.
La struttura è perfetta, i ricordi della scrittrice affiorano gradualmente e in modo assolutamente coerente, seguendo l’andamento del presente e regalandogli una diversa profondità, senza quei deliri onirici o quelle fasi di confuse riminescenze che alcuni film usano come meri espedienti narrativi.
Ogni pezzo torna lentamente al suo posto e il puzzle finale è quanto mai chiaro e vivido, tale da lasciare nello spettatore un profondo senso di commozione e di empatia con un personaggio, quello della Travers, che si lascia scoprire piano piano, avvicinandosi gradualmente senza però profonde “redenzioni” o repentini cambiamenti, solo mostrando le radici della sua vita.
L’incontro con Disney sarà fondamentale per potersi riappropriare del suo presente lasciandosi alle spalle dei demoni persistenti, superando, con un “salvataggio” letterario e cinematografico, i proprio tormenti.
Nei racconti si ridà ordine alla realtà e questo, a volte, può avere un effetto salvifico sulla vita di chi riesce a trasporre nelle parole un’aspirazione di equilibrio, di senso, nei fatti negatagli troppo aspramente.
La nostra fantasia può essere il viatico della nostra salvezza.
Magnifica storia, superlativa E. Thompson e, neanche a dirlo, bellissima colonna sonora, per un film che evoca e svela, portando lo spettatore in un mondo di sogno e di dura realtà e mostrandogli, ancora, in modo più “adulto”, la potenza dei sogni e dell’immaginazione.
Da vedere.

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