12 Recensioni su

Le belve

/ 20125.7187 voti

Il voto sarebbe un 6.5 / 2 Dicembre 2019 in Le belve

Basato sull’omonimo romanzo di Don Winslow.
Chon (Taylor Kitsch, “American assassin”) e Ben (Aaron Taylor-Johnson, “Kick-ass”) sono coltivatori di marijuana a Laguna Beach in California; entrambi hanno una relazione aperta con Ophelia (Blake Lively) che è la narratrice della pellicola. Un giorno i due ricevono un’offerta da uno scagnozzo di un cartello messicano; questa offerta darà il via a una serie di complicazioni per i tre giovani.
Buon film fino a metà, poi si perde un po’ con qualche complicazione e intrighi all’interno del cartello; inoltre qualche dubbio su Chon e Ben e sulla loro attività. Chon, ex soldato, è più “fisico” ovvero il braccio mentre Ben è la mente dell’operazione e quindi anche i loro modi di affrontare la richiesta del cartello sono totalmente diversi.
Il film è comunque godibile anche se forse mi aspettavo qualcosa di più.
Nel resto del cast da citare Salma Hayek nei panni della terribile Elena, capo del cartello che però ha difficoltà nel rapporto con i figli, Benicio Del Toro è “Lado” lo scagnozzo e sicario per conto di Elena, John Travolta è il corrotto agente della Dea Dennis, Emile Hirsch è l’esperto informatico di Chon e Ben.

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SENZA ARTIGLI / 13 Aprile 2019 in Le belve

Un bel pasticcio venuto male. Un film che poteva inserirsi nel solco tracciato dallo stesso Stone in qualità di sceneggiatore (vedasi Scarface, l’anno del dragone) o da opere non dissimili (Blow). Ma con i se non si fa la storia e “Le belve” ha troppe cose che non funzionano.

Dal punto di vista narrativo “le Belve” è il vuoto pneumatico. Non c’è costruzione, non c’è un vero e proprio background di nessuno. Non capiamo cosa lega i personaggi tra loro ne perché i fatti prendano una determinata piega.

La regia di Stone è meno virtuosa di altre volte e spesso deficitaria. La fotografia gioca col colore un po’ troppo spesso rendendo tutto abbastanza anti estetico. Da matita rossa alcuni scavallamenti di campo.

Dove il film mostra veramente il fianco alle critiche negative è nella formazione del cast. I tre protagonisti, dall’inizio alla fine, sono insipidi come una pentola di fagiolini bolliti. Sono davvero tutti e tre fuori posto e il confronto con attori ben più carismatici, come DelToro, Hayek e Travolta, non fa altro che esacerbare il divario nonostante questi ultimi tre facciano il minimo sindacale per risultare decenti.

Un soggetto che poteva essere sviluppato senz’altro meglio in mani più sicure di quelle di uno Stone agli sgoccioli.

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Peggio del libro! / 14 Febbraio 2015 in Le belve

Avevo letto il libro di Don Winslow. C’è da dire che non è mai semplice ridurre un romanzo di quel tipo in un film, anche se Oliver Stone lo fa durare ben 140 minuti. Avevo anche già letto alcuni commenti sul film e quindi sapevo già che non sarebbe stato un capolavoro. Sicuramente uno dei punti deboli del film è rappresentato da i tre protagonisti che a mio parere non sono all’altezza. Interessante invece la scelta degli altri attori, in particolare Benicio Del Toro e Salma Hayek, non dimenticandoci di Demian Bichir. Altra cosa che mi ha fatto un po’ storcere il naso è il finale doppio, che a differenza del romanzo è molto più ottimista e buonista. Piccola nota per chiudere, fa sorridere il fatto che chi ha creato la pagina su Wikipedia ha pensato bene di inserire fra i generi anche “erotico”.

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4 Novembre 2013 in Le belve

Un gangster movie pasticciato con personaggi- macchietta e spesso involontariamente ridicolo. Piatta anonima e convenzionale la regia di Oliver Stone e orribile per i miei gusti la fotografia. Ci sarebbe da ridire anche sul cast che pone al centro del film attori senza il minimo carisma.
E la locandina è copiata da quella di Babel.

Oliver Stone: partire bene, farsi un nome, vivere di rendita / 7 Aprile 2013 in Le belve

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Le Belve è il tentativo, purtroppo, non riuscito di Oliver Stone di presentare un film bello.
Non voglio dire che sia veramente brutto, ha tutto quello che serve per passare una serata allegrotta con amici e rispettive ragazze ma è scarsissimo. Infatti alla fine risulta una mezza cazz**e.

I protagonisti della pellicola sono due giovani di Laguna Beach alta, Laguna Beach bene mica Laguna Beach bassa dove le persone hanno un reddito pro capite di soli due milioni di dollari.
La particolarità è che i due sono completamente diversi gli uni dagli altri: “Il nazi-fascista con tendeze omososessuali e il botanico buddista zecca”.
Dio li fa e poi li accoppia.
Dicevo, il nazi con tendenze omosessuali represse poiché ama platonicamente il botanico impegnato, è di ritorno da “a guera” in qualche posto dove si ammazzano tipo Afghanistan o Hell’s Kitchen, a voi la scelta. Il Buddista zecca invece è solo buddista zecca, la sua vita si basa esclusivamente su spaccio compiuto su larga scala ed attivismo alla Bono Vox.
Ma qualcosa e qualcuno li deve accomunare.
Entra in scena una neanche troppo figa ventenne.
Una mia amica mi spiega che è una tizia presa da un programma meglio noto come Gossip Girl ma non praticando quella Chiesa non so di cosa stia parlando. In ogni caso con tutti i soldi che hanno potevano prendersene una meglio.
“Lo so a cosa state pensando, sono una puttana”.
La tipa ama entrambi i ragazzi, mentre se li fotte tira fuori delle frasi filosofiche come “Entrambi si completano; il freddo metallo di Chon e il caldo legno di Ben”. Non è che se hai studiato ed hai una laurea, questa ti fa sembrare più profonda e meno troia.
In ogni caso, i tre fanno la vita dei sultani, vivono nel lusso sfrenato, fanno del bene, spacciano erba, hanno un gruppo di amici cazzuti (dagli ex commilitoni del violento ex soldato agli hacker del buddista fino a passare ad un improbabile John Travolta nelle parti di un poliziotto che alla fine risulta una delle poche figure simpatiche dopo un tizio su cui discuterò a breve, un Toro). I tre proprio perché sono ggggiovani e belli, forti, potenti e pieni de figa (una e la condividono pure) si inimicizzano il cattivo di turno, da come fa fuori gli avversari sembra uscito da Saw l’enigmista, che poi risulta essere una lei.
Compare Lady Gaga, detta la “Madrina” il ruolo femminile forte, la Boss del Cartello.
Bene, dico io, finalmente un ruolo femminile forte, infatti ho riso tantissimo quando dice: “Sono io che ho le tette qui, comando io”. Una valida alternativa al “io ho le palle/cel’hodurovotateLega)
Ma il mio fomento per la parte data a quella che sembra Lady Gaga Messicana dura poco.
Oltre ad essere Boss è anche madre e quindi quando la bionda viene rapita, gira che ti rigira, fa l’errore di affezionarsi alla gggiovane neanche fosse la figlia.
L’unica cosa veramente positiva della pellicola è quel vecchio porco amorale di Benicio Del Toro.
Spacca di brutto, tortura, droga, addormenta, approfitta, umilia, corrompe, fa le foto da maniaco, è un maniaco, è Benicio Del Toro.
Benicio fiuta, qualcosa non funziona.
Da quando hanno rapito la biondina le cose vanno male, spariscono soldi, ci sono agguati, vengono uccise persone ma la Madrina è troppo annebbiata dall’idea di rivedere la figlia e dallo stesso ostaggio.
Stenderei un velo pietoso sul doppio finale.
Quello alla Romeo e Giulietta unito a Man on Fire e l’altro, il finale vero, ancora più ridicolo del precedente.

Note del Don.
Da notare come il duo sia affiancato da ex commilitoni del nazi omofilo, in realtà non è nazi.
Ha combattuto per i Navy SEAL.
Ora per chi negli ultimi 12 anni fosse vissuto in Svervegia, i Navy SEAL sono delle forze speciali americane ipercazzute, quelli che hanno ripescato Osama Bin per intenderci.
Nel film, verso gli ultimi momenti, sparano proprio di me**a eh. Roba che il camperone medio a Call of Duty li distrugge.

Se siete dei nazicomunisti spero non vi abbiano offeso le mie parole, si scherza.
E poi amo i buddisti.
DonMax

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Mi aspettavo di più / 2 Aprile 2013 in Le belve

Film di oliver stone, trama intrigante e tanta pubblicità: tutto questo ha fatto aumentare le mie aspettative, in parte smontate. L’iincipit è davvero bello però alla fine il film si perde in una serie di stereotipi. Mi aspettavo davvero molto di più. Tra i personaggi peggio riusciti quello di benicio del toro, troppo caricaturale e quello della Narcotrafficante …

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DUE ORE DI AZIONE / 15 Gennaio 2013 in Le belve

il grande Oliver Stone costruisce una discreta pellicola su un tema ke ormai hanno azzardato in parecchi, anche se devo ammettere ke il triangolo amoroso rende la storia ben salda e forse anche troppo “eroicizzata”… Magari è il solito blockbuster di narcotrafficanti e sesso, vale cmq una guardata!

Sunti e riassunti / 13 Dicembre 2012 in Le belve

Si può leggere su wikipedia che uno dei requisiti essenziali del riassunto è che “sia comprensibile tanto a chi ha letto il testo originale quanto al lettore che non ne è a conoscenza”.
Questo film è tratto dal libro omonimo di Don Winslow, un librone di più di 500 pagine, complesso e articolato. Oliver Stone ne ha tratto un film di 130 minuti, e tutta la complessità del libro è svanita e la trama è risultata spesso incomprensibile.

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inutile. non andate a vederlo al cinema!!!! / 13 Novembre 2012 in Le belve

come sprecare i soldi in un film inutile. ecco cos’è Savages.
un film che non è niente.
non è divertente. non ha tensione.
una linea retta. un film morto. ma ancora una volta ribadisco inutile.
quando penso a tutto quel budget buttato nel cesso, per una c…. del genere!!!!
salma hayek sarebbe la cattiva ??? ridicola.
benicio del toro cattivissimo? beh sai che novità…
john travolta paraculo? ancora, sai che novità…
meno male l’ho scaricato!!!!

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1 Novembre 2012 in Le belve

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Solo una cosa: Cioè, teste di c***, avete alle calcagna il cartello messicano e mandate Blake, strafiga per carità, a fare l’ultimo shopping prima di partire?!?!?!?! Ma andate a laurà!

Two is meglio che one! / 28 Ottobre 2012 in Le belve

“Finalmente” sono riuscita anche io a vedermi Le belve, il nuovo film diretto da Oliver Stone.
La storia raccontata è quella di Ben (un botanico buddista che investe i guadagni ricavati dallo spaccio per fare beneficienza ai paesi del Terzo Mondo) e Chon (violento ragazzaccio reduce dall’Afghanistan, con evidenti cicatrici sparse su tutto il corpo), i migliori produttori di marijuana della California.
Sono stra-fighi (ovviamente), hanno un ottimo giro, un sacco di soldi e la donna della loro vita, Ophelia, bionda e seducente americana, che amano e condividono, da ottimi amici quali sono (Two is meglio che one!).
Ma la loro attività in continua espansione, inizia ad infastidire uno dei cartelli della droga messicana, che vuole trovare un accordo con i due gringos per “entrare in società”. Solo che la stupidità di Chon, in particolar modo, fa incazzare Elena, detta “La Regina”, la vedova nera capo dell’organizzazione di narcotrafficanti messicani che farà rapire Ophelia scatenando così il finimondo.

Oliver Stone torna sul grande schermo con una pellicola adrenalinica e violenta (nulla a che vedere con la follia omicida di Natural Born Killers), riscaldata dal sole spiovente di Laguna Blu in netto contrasto con il buio e il fetore degli scantinati in cui i messicani torturano e massacrano i traditori, scene di violenza raccontate con la solita maestria-realistica di Stone, che è riuscito a far rabbrividire anche me. Ma nonostante si legga il nome OLIVER STONE, sia sulla locandina (tra l’altro identica a quella del film Babel, di Alejandro González Iñárritu) che nei titoli ad inizio film, il senso di delusione non tarda ad arrivare.. per non parlare di quella fastidiosa sensazione di “già visto” (non ricorda, ad esempio, un pò troppo Blow?). E questo dimostra che non basta solo un grande nome per produrre un grande film.

Ma parliamo delle cose positive! Magnifico il personaggio di Elena, interpretata da una grandissima Salma Hayek (che solitamente non mi dice niente, ma in Le Belve, fa davvero la differenza), fredda, spietata e violenta da un lato e mamma premurosa, sensibile e ferita dall’altro. Anche se un boss del genere lascia qualche dubbio, è stata senza meno il personaggio per cui ho tifato dall’inizio alla fine, dato che ‘O’, l’altra donna principale del film è decisamente TROPPO insopportabile. La classica fighetta californiana (strappata dalle grinfie di Gossip Girl), ricca (ma solo perchè Ben e Chon la mantengono), viziata e insaziabile (sotto diversi punti di vista), che chissà per quale incredibile motivo aveva bisogno “dell’ultimo salto al centro commerciale prima di partire”. Cioè, TU VAI AL CENTRO COMMERCIALE QUANDO SEI CONSAPEVOLE CHE UN’INTERA ORGANIZZAZIONE DI MALAVITOSI è SULLE TRACCE DEI TUOI UOMINI?! E allora se sei stata rapita, stupida troietta, ti sta più che bene! (ok, la smetto)

Eccellente anche Benicio del Toro a cui il ruolo di pazzo-maniaco-violento calza a pennello, più insulso invece John Travolta con il suo cameo da agente corrotto.

Con un doppio finale dall’atmosfera western, in cui speri davvero che succeda quello che doveva succedere MOOOOOOOLTI minuti prima, in cui la banalità, alla fin fine (come spesso accade), la fa da padrona. E dove le mie preghiere non sono state ascoltate.
Non è finita come avrei voluto, anche se… per un attimo me l’aveva fatta credere!

Un film che dà poco, ma che non lascia niente.

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Roar / 27 Ottobre 2012 in Le belve

Film di Oliver Stone (“Platoon” (1986), “Wall Street” (1987), “Assassini nati” (1994), “W.” (2008)), tratto da un libro di Don Winslow, è un buon film con molto sole, molto sangue e che non fa rimpiangere i bei tempi andati in cui Clint Eastwood se ne andava a zonzo per gli Stati del Sud massacrando torme di messicani, popolo che cinematograficamente parlando è stato quasi sempre rappresentato con lo stereotipo “burrito, droga e maracas”, facendoceli sempre risultare un po’ simpatici per affinità di interessi. La pellicola è un misto di azione (alcune sequenze sembrano prese da “Bad Boys”), thriller e poliziesco in piccole dosi, con il risultato che, nonostante il V.M. 14, può attirare un pubblico relativamente eterogeneo; la sceneggiatura non sarà se vogliamo il massimo dell’arte immaginifica, ma sorretta da molti personaggi (interpretati da attori più o meno noti) riesce a portare avanti 130 minuti circa in modo più che sufficiente. I protagonisti sono Taylor Kitsch (protagonista di “John Carter” e “Battleship” nel 2012, rispettivamente un film debole e un insulto), che ha le physique du role ed è credibile nonostante interpreti uno dei personaggi meno sfaccettati del film, e Aaron Johnson (giovane John Lennon in “Nowhere Boy” (2009) e divertente protagonista del bel “Kick-Ass” (2010)) con un personaggio più interessante rispetto al compare di merende e che ha il potenziale per diventare un ottimo attore, ammesso e non concesso che non si perda in cazzate tipo Shia LaBoeuf (“Transformers” e seguiti, “Indiana Jones e il regno dei teschi di cristallo”, il gran visir delle puttanate). La partner femminile è la bionda cavallona da monta Blake Lively (protagonista della serie tv “Gossip Girl” e di “Lanterna Verde” (2011), un obbrobrio che farebbe impallidire un viso pallido), con cui Oliver Stone non sarà riuscito nel miracolo di Cronenberg con Pattinson in “Cosmopolis”, cioè dare espressività a un morto, ma almeno è un paio di tacche sopra la marmoreità facciale, diciamo tipo Megan Fox ma meno pornostar e più attrice. Salma Hayek (nomination all’Oscar nel 2003 per “Frida“), il buon Benicio Del Toro (un sacco di bei film, tra cui il grande “I soliti sospetti” (1995)) e John Travolta (non male in un ruolo un po’ diverso dai suoi soliti) sono le star in ruoli minori che recitano senza dare l’impressione del “devo farlo, ho un mutuo a Beverly Hills” e questo è già un punto a favore loro e del film. Aspetti tecnici come la fotografia e il montaggio sono affidati a professionisti già avvezzi a lavorare con Stone, rispettivamente il fotografo Daniel Mindel, il cui lavoro non mi è dispiaciuto anche se forse avrebbe potuto sbizzarrirsi di più aiutato dai paesaggi, e Joe Hutshing (con in cascina due Oscar vinti per “Nato il quattro luglio” (1990) e “JFK – Un caso ancora aperto”).

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