Recensione su Sangue del mio sangue

/ 20155.729 voti

Saluti e baci da Bobbio, ultima roccaforte democristiana / 13 Settembre 2015 in Sangue del mio sangue

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Non ho una cultura cinematografica particolarmente vasta, anche in questo spazio mi limito a dare una personalissima opinione che verte sul piacere che mi ha donato la visione di un film. Durante una visione può anche capitarmi di non comprendere certe scene o certe citazioni, soprattutto alla prima visione senza una guida.

Con questa premessa è facile immaginarsi che, dopo aver visto “Sangue del mio sangue”, sono uscito dalla sala senza averci capito quasi nulla… Due storie sconnesse se non per l’ambientazione e alcuni attori, una trama apparentemente sconclusionata, alcune scene molto criptiche. Cosa voleva comunicarci l’autore? Cosa non sono riuscito a cogliere? Vista la mia impreparazione mi sono affidato alle recensioni che ho potuto reperire per scoprire quale fosse la chiave di interpretazione del film… La risposta che emerge unanime: come in sue precedenti opere, il tema che ritorna è una critica alla Chiesa Cattolica, nella prima parte, alla DC nella seconda, interpretazione confermata dalle parole dello stesso regista. Non una vicenda umana, non una ricostruzione storica ma, da un lato, una critica alla Chiesa tramite una rappresentazione (molto pecoreccia, da fiction tv) di un monastero medioevale alle prese con il suo piccolo processo per inquisizione, parte di un preciso fenomeno storico; dall’altro lato una critica al potere democristiano tramite un anziano “vampiro” (quale simbolismo sopraffino!) che ha gestito una combriccola di falsi invalidi per raggranellare qualche pensione.
Si riduce tutto a questo? Non c’è veramente altro? Si mette insieme tutto ciò e ci si aspetta che gli spettatori trovino una critica alla religione e al potere?

Anche ponendo che il film sia un puro esercizio di estetica non ci siamo ugualmente: la rappresentazione in sé non è niente di coinvolgente, emozionante o suggestiva; la fotografia scarna non aiuta. L’unica prova che ho veramente apprezzato è quella del conte Roberto Herlitzka: il suo personaggio attira perfino simpatia nonostante, paradossalmente, nelle intenzioni del regista, sia il personaggio cui simbolicamente è rivolta tutta la sua critica.

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