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Recensione su Samson and Delilah

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17 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il primo film australiano e non idiota/effetti speciali o cartone animato che riesco a intercettare in tv.
Un film che ha fatto strada, infatti è andato fino a Cannes (e poi è tornato indietro con un premio minore).
É la storia di un amore, pochissimo parlato e che non si mostra mai, tra due ragazzi aborigeni, che vivono con qualche famigliare da qualche parte in quel deserto, sterminato e senza troppa soluzione di continuità, che è l’Australia centrale. Polvere e cielo blu e case di lamiera. Scappano di casa, lui non parla mai e passa la vita a sniffarsi la benzina. Lei prova a vendere qualche dipinto. Lui sniffa sniffa e non si accorge che prima la rapiscono, poi la picchiano, poi la stuprano e tanto per concludere la investono con una macchina.
No, mi sa che prima la stuprano e poi la picchiano.
Comunque.
Lei guarita (oh, almeno il sistema sanitario funziona!) torna indietro, lo piglia per la collottola da sotto il ponte dove vivevano, rovescia quella ca**o di bottiglia di benza e lo riporta nel deserto.
Morale?
Ecco, me lo sono chiesto anch’io.
É che gli aborigeni, non appena tentino di uscire dalla loro segregazione e povertà, giungono nella città/civiltà e vengono spremuti e schiacciati dalla predominante quanto ipocrita cultura anglosassone? Che prima li stupra e poi li butta via? É quella la morale? Perché qua, all’infuori del deserto, dove ci si abbronza ma poco altro, di speranza proprio non ce n’è.
In che cosa si dovrebbe supporre che si possa sperare? In qualcosa?

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