Recensione su Sacro GRA

/ 20136.283 voti

21 Ottobre 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Documentario vincitore di generiche cose, sul raccordo anulare di Roma. Due anni, ha passato il Rosi-regista, a raccogliere materiale in quella zona di periferia indefinita e sterminata e circolare dove la città sfuma nella sterpaglia prima della campagna tout court. E l’umanità, eventuale e varia, che puoi trovare lì in mezzo, figurati. La scelta è rinunciare a una cornice in qualche modo narrativa, rassegna di persone e personaggi a loro modo peculiari o strampalate, outsiders, invisibili, losers, maddafackers, flaneurs, decaduti (nobili), decadenti (travoni), volgarità, antichi mestieri (e mi riferivo alla pesca, non al meretricio -.-), nuovi mestieri.
Il risultato, al di là della margherita di vite che si spetala (?), interessanti anzichenò, è discutibile. Il documentarista rinuncia a parlare con i suoi soggetti, lasciandoli parlare, e fin lì più che legittimo. Ma con chi parlano, perché parlano, troppo spesso la spontaneità non abita qui. Pescatore che parla, in casa sua, della coltura di anguille. Sei in casa tua, perché ne parli, con chi ne parli? A noi? No, alla compagna che non ti ascolta e non ne sa un’anguilla? Chiaramente no, questo discorso non può essere la tua quotidianità, al documentarista no perché si mette invisibile, a chi ca**o stai parlando?
E il salvapalme, vogliamo parlare del salvapalme? Che arriva a dire che gli insetti sono un po’ come gli umani, on est tous censés repondre “uuuuhhhh, che cosa profonda”? Ma no, basta, che bestialità, anche, toh, le buse di vacca sui sentieri di montagna, se ci si impegna un minimo, si riesce a dire che sono come gli umani, sotto qualche rispetto. Ogni cacca è sola! Nasce al caldo e muore al freddo e sola!
“Uuuuuhhhh”.
No, pliz, lasciamole al fabiovolismo, per dirla in una parola, queste cose -.-’
Nondimeno, ci sono alcuni personaggi azzeccati e stupendi, tipo i due trans di una certa età che vivone nella roulotte abbandonata tra la polvere, con quello che canta in continuazione e non si capisce come l’altro lo sopporti; anche se per me (ma immagino di non essere il solo) è il fu-nobile barbogio e sapone, che non sta zitto mai e parla su tutto mentre la figlia zitella sta appiccicata a fb e ogni tanto gli dice “mhmh” oppure “e quindi?” a vincere.

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