Recensione su Lupin III - Il castello di Cagliostro

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Il primo meraviglioso lungometraggio di Miyazaki è un cocktail perfetto di azione, mistero e magia / 11 luglio 2011 in Lupin III - Il castello di Cagliostro

Che bello! Ci sono tutti, non manca proprio nessuno! Ci sono Jigen, con la sua inseparabile pistola, e Goemon, samurai tanto bravo con la spada quanto parco di parole, e ci sono anche Zenigata, nevrotico ispettore di polizia, e Fujiko, rapinatrice doppiogiochista dal fascino ammaliante, e, naturalmente, c’è pure lui, Lupin, il mitico e inafferrabile ladro gentiluomo che si fa continuamente beffe del suddetto ispettore Zenigata. Dopo aver rapinato un casinò, Lupin e Jigen si accorgono che i soldi del malloppo sono falsi. Le banconote contraffatte che minacciano la stabilità dell’economia mondiale sono opera del Conte di Cagliostro, e così i nostri due eroi, dopo aver seminato la polizia che dava loro la caccia, decidono di partire, a bordo della mitica 500 gialla, in direzione del paese che porta il medesimo nome del malvagio contraffattore, con l’obiettivo di rubargli le preziose matrici con le quali fabbrica i soldi falsi. Oltre a rubare le matrici, Lupin cercherà anche di impedire che il Conte convoli a nozze con la bella principessa Clarisse, che il crudele falsario tiene prigioniera nel suo castello.
Date i personaggi sopra citati in mano ad un maestro del cinema come Hayao Miyazaki e il gioco è fatto. Tra l’altro, questo “Lupin III: il castello di Cagliostro” è il primo lungometraggio del maestro giapponese, realizzato esattamente trentadue anni fa; ma nonostante siano già passati tre decenni, il film conserva ancora intatto tutto il suo strabiliante fascino.
Ci sono molti pregi (e praticamente nessun difetto) in questo brillante esordio, e anche alcune cose che ricorreranno spesso nelle pellicole successive del regista (ad esempio, qui appare evidente la sua passione per gli aeroplani, a cui dedicherà un intero film, “Porco rosso”, che uscirà nel Paese del Sol Levante nel ‘92).
Il tratto del disegno è accattivante, il ritmo dell’azione sempre sostenuto, tanto da non concedere neanche un attimo di tregua allo spettatore (già dall’incipit: guardate che inseguimento quello della polizia che tenta di arrestare Lupin e Jigen dopo che questi ultimi due hanno svaligiato un casinò), le invenzioni narrative e visive profuse a getto continuo, e i caratteri dei personaggi delineati alla perfezione (con la sola eccezione di quello di Goemon, il cui ruolo appare un po’ sacrificato, dal momento che lo stesso rimane ai margini della storia).
Un cocktail (quasi) perfetto di azione, mistero e magia: vedere questo film è un po’ come tornare bambini, quando si guardava la serie di Lupin in televisione; grazie al genio di Miyazaki, però, tutto è diventato ancora più bello in questo meraviglioso lungometraggio, che se non è un capolavoro, poco ci manca. Perfino Steven Spielberg rimase rapito dalla bellezza di tale film quando venne proiettato al Festival di Cannes del 1980. Guardando “Lupin III: il castello di Cagliostro”, ci si diverte, ci si commuove e ci si emoziona. Grazie, Miyazaki, per averci regalato questa gemma.

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