Recensione su Rusty il selvaggio

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14 Novembre 2013

Da uno scritto di Susan E. Hinton, Coppola trae una sceneggiatura interessante di una storia di ordinario disagio, quello delle giovani generazioni degli anni ’80, eredi di un passato perduto, emblemi di un vuoto psicologico tra la solitudine delle metropoli e l’evoluzione sociale di cui le nuove droghe sono un simbolo.
Un film alienante come il personaggio interpretato da Mickey Rourke e falsamente ribelle come quello di Matt Dillon. Il primo, quello della moto, è il simbolo riuscitissimo della disillusione della maturità, dell’inquietudine esistenziale del passaggio all’età adulta, di un’inettitudine alla vita che genera alienazione. Il secondo, Rusty, è invece l’emblema di una generazione che cerca di vivere ricalcando un passato lontano, fingendo di ignorare un’evoluzione sociale e urbana che non lascia scampo.
Il passaggio dalla spensieratezza e dalle utopie dei giovani degli anni ’60 e ’70 alla solitudine tecnologicamente alienata di quelli degli anni ’90 si compie attraverso questa generazione di transito, disillusa e disagiata.
Una generazione in cattività, come i rumble fish (i pesci combattenti che danno il titolo originale alla pellicola) che il fratello di Rusty vuole assolutamente liberare dagli acquari del pet-shop per farli tornare nel loro ambiente, il fiume, dove potranno vivere senza essere costretti a combattere. Una metafora ben riuscita nella sua semplicità.
Un Mickey Rourke boheme, bello e con anima, perfettamente calato nel suo ruolo decadente.
Buona regia di Coppola, originale, onirica.
Un doppiaggio che lascia a desiderare.
La fotografia di Burum è forse l’aspetto migliore del film, da 10 e lode: un bianco e nero splendido, a tratti mistico, perfettamente contrastato, dona calma e serenità che sfocia nell’estasi di alcune scene (i primi minuti sono fantastici). I cieli dell’Oklahoma, i riflessi, gli angoli di una città anonima e i rumble fish, unici elementi a colori. Come del resto li vede quello della moto, nella sua campana sensoriale di daltonismo e parziale sordità.

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