Recensione su Rosenstrasse

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8 Febbraio 2013

E’ un film più che sufficiente, che si fa guardare e che racconta una storia interna alla grande storia della persecuzione antisemita, durante la Seconda Guerra Mondiale: quella dei matrimoni misti tra ‘ariani/e’ ed ebrei/e; nonostante alcuni momenti fuori fuoco e lungaggini. Infatti, benché il racconto degli eventi appaia a grandi linee preciso, si avverte, nel profondo rispetto che la regista ha per l’intimità del dolore, l’assenza del pathos necessario al coinvolgimento emotivo di chi guarda. Manca, in più, l’approfondimento della tematica politica, appena accennata, come nell’insoluta scena della festa. Ma l’assenza di scene tese e crude, soprattutto la narrazione più di una nostalgia che di un orrore, forse rappresentano scelte consapevoli, in un film che vuole essere, in fin dei conti, la restituzione a quella piccola parte di donne tedesche non ebree, della loro personale resistenza al nazismo, nel dolore per la sorte di chi amavano, e non un affresco di grandi dimensioni.

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