Recensione su Room

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Unico nel suo genere / 2 Marzo 2016 in Room

Jack quando si sveglia la mattina non sa che cosa farà, però sa dove non andrà. Non andrà né alla pista di pattinaggio su ghiaccio né a un rivendita di hamburger, non andrà a giocare con i suoi amici, non andrà a pranzo dai suoi nonni. In realtà non sa nemmeno che esistano tutte queste cose. Perché il mondo per lui non è che una serie di immagini inventate dagli alieni, che passano di tanto in tanto alla televisione. Jack ha solo sua madre di reale. E un uomo di nome Old Nick che ogni domenica gli porta qualcosa. Sua madre non gli ha detto del mondo perché entrambi sono costretti a vivere in un capanno, adattato a casa. Sua madre ha voluto proteggerlo, convincendolo che non esistesse una prigionia perché non esisteva un mondo a cui tornare. Ma Jack ha cinque anni adesso, e se quando ne aveva quattro non voleva credere che il mondo non esistesse, ora che gli viene detta la verità non la vuole più conoscere. E sua madre Joy capisce che deve salvarlo da tutto ciò. Aspirando a un ritorno al mondo reale come soluzione di tutti i problemi. E Joy è abbastanza forte da proteggere suo figlio, ma non abbastanza da rinunciare a lui pur di salvarlo: e’ una Joy che ha il coraggio di amare un bambino nato dalla violenza, ma non abbastanza da non rimpiangere il giorno in cui tutto ha avuto inizio. E’ un essere umano reale, debole e forte. E se Joy protegge Jack, Jack salva Joy, diventa motivazione per liberarsi, diventa la forza di andare avanti. La forza di Room si costruisce tutta su questo rapporto madre-figlio così unito e dolce, al di là delle situazioni a cui è sottoposto, protezione da una parte e potere salvifico dall’altro. Di grande efficacia sono le interpretazioni di Jacob Tremblay e Brie Larson. Uno dei migliori film degli ultimi anni. Non saprei neanche sotto che genere catalogarlo è un qualcosa che non ho mai visto prima d’ora. Semplicemente meraviglioso.

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