Recensione su Rocks in my Pockets

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Il meglio è alla fine / 9 luglio 2015 in Rocks in my Pockets

L’artista lettone emigrata a New York Signe Baumane si è decisa a affrontare la sua depressione autoanalizzandone la probabile radice genetica. La storia della sua famiglia, in particolare delle donne, è infatti ricca a ogni generazione di esempi di depressione e di storie su come, nelle varie epoche, queste donne depresse venivano trattate. Il racconto di Baumane è illustrato dalle semplici animazioni di ipnotici disegni e è incentrato nella prima parte sulla sua nonna, apparentemente all’origine di questo male, nella parte centrale sui suoi zii e su una sua particolare cugina, e nella parte finale su se stessa. È in quest’ultima parte che l’animazione si abbandona a un delirio immaginifico che spazza via ogni sequenzialità narrativa e di montaggio, e il coinvolgimento diretto della regista finalmente scuote e commuove. Un premio gratificante per chi non si fa scoraggiare dal distacco della prima parte.
La voce italiana della narratrice è di Angela Baraldi.

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