Recensione su Ringu

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L’originale / 21 Marzo 2020 in Ringu

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ringu è la prima trasposizione cinematografica del romanzo Ringu di Kōji Suzuki. Precedentemente, 3 anni prima, nel 1995 era stata fatta una prima trasposizione per la sola televisione che non ebbe particolare successo, ma Hideo Nakata vedendolo ne rimase affascinato e decise di farne una trasposizione cinematografica più curata.
Ed arriviamo al Ringu del 1998 di Hideo Nakata. Ring è un horror, ma non poi così tanto horror. E’ più un thrilelr psicologico basato sul paranormale dove una cassetta maledetta uccide dopo 7 giorni chi la guarda. Dimenticate squilli di telefono dove una voce ti dice che morirai dopo 7 giorni o la costante presenza della bambina del video, così come il remake americano ci ha abituato. Qui non si sente squillare il telefono eccetto che una volta sola, e la bambina (Sadako nel film originale) compare ben poche volte sebbene, in teoria, dovrebbe essere la protagonista/antagonista principale dell’opera.

La storia ruota tutta attorno a Reiko Asakawa, una reporter (che nel romanzo è un uomo. Non ho capito questa scelta di cambio di sesso) che indaga su una misteriosa cassetta che uccide chiunque la guardi dopo 7 giorni. Dopo la morte della nipote scopre che lei ha visto questa cassetta 7 giorni prima in un cottage insieme ad altri tre amici, morti lo stesso giorno allo stesso modo. Recatasi al cottage, scopre la cassetta e la guarderà. Inizia una lotta contro il tempo per scoprire il mistero della cassetta maledetta e salvare la sua vita, il tutto aiutata dall’ex-marito Ryuji Takayama (che nel libro è in realtà l’amico del protagonista).

Cose che ho apprezzato di questo film:
– I protagonisti giapponesi. Sono un amante della cultura e del cinema giapponese, perciò vedere attori e cultura giapponesi sullo schermo per me è sempre un grande piacere.
– Le atmosfere e le ambientazioni le trovo più credibili e realistiche. I toni sono più scuri e cupi rispetto al remake americano, dove anche lì sono cupi ma la scelta dei colori poco saturi rende il tutto poco realistico (tuttavia sempre con un suo fascino)
– La scelta di concentrarsi sull’aspetto psicologico del male ha i suoi pro ma anche i suoi contro.
– Sadako, sebbene compaia poco, la sua presenza quando c’è è intensa e terrificante. Personaggio ben costruito e interpretato, molto più inquietante di quello del remake dove è stato reso troppo mostruoso e perciò, almeno per me poco spaventoso. Mi spiego meglio, quando un mostro viene reso artificialmente ed evidentemente troppo spaventoso questo per me perde il fascino della paura e dell’inquietudine. Un tocco di realismo infonde invece più paura.

Cosa non mi è piaciuto:
– Gli attori non spiccano in bravura e talento recitativo. La protagonista in particolare, Nanako Matsushima (Reiko), la trovo pessima nel recitare. D’altronde non ha una grande esperienza cinematografica prima di questo film, anzi è il suo primo film per il cinema. Prima di allora aveva un curriculum di serie televisive per la TV. Anche Hiroyuki Sanada (Ryûji) l’ho trovato alquanto deludente nonostante abbia molto più esperienza cinematografica. Paradossalmente è stato più bravo il bambino, Rikiya Otaka (Yôichi) nel ruolo.

-La componente psicologica prende una piega un po’ troppo paranormale per i miei gusti. Il co-protagonista, Ryûji ha il dono di poter vedere il futuro e il passato, cosa che sembra poi provare anche Reiko ad un certo punto della storia. E’ una componente che non ho apprezzato affatto e smorza il contrasto realtà/paranormale che ci dovrebbe essere tra chi sta dietro lo schermo e chi dentro lo schermo. Qui invece sembrano tutti avere dei poteri in questo film. E inoltre mi sembra un modo blando per far scorrere la storia cercando di spiegare certi avvenimenti.

– La scarsa presenza di Sadako si fa sentire. Lo spettatore si aspetterebbe che fosse più presente durante il film e invece nulla. Eppure se ne parla e straparla di Sadako, ma di fatto dov’è? Compare solo alla fine, e potrebbe pure starci ed essere un valore aggiunto, ovvero se ne è parlato tanto e alla fine compare. Ma anche nel secondo film purtroppo Sadako comparirà poco spesso. Grande pecca del film,

– La storia che riguarda il passato della bambina, la madre, il padre l’ho trovata poco coinvolgente, molto di più invece nel remake americano.

In conclusione se unissimo i due film, l’originale e il remake, ne uscirebbe un capolavoro. Entrambi i film hanno spunti interessanti e difetti. Se prendessimo ciò che c’è di buono in questi due film e li unissimo uscirebbe fuori uno dei più grandi horror dai tempi de L’esorcista.

Il voto sarebbe un 8, ma visto certi difetti do un 7 e mezzo. Non essendoci mezzi voti gli assegnerò comunque un 8.

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