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Recensione su Revolutionary Road

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17 febbraio 2011

Affascinante e agghiacciante storia interpretata dalla coppia Leonardo di Caprio-Kate Winslet e diretta dal marito di lei Sam Mendes che, a dieci anni di distanza dallo splendido American Beauty, torna a trattare il tema dell’amore infelice nella famiglia apprentemente solida, con la scelta di portare sul grande schermo il romanzo omonimo di Richard Yates.

Nel Connecticut, Frank e April Wheeler vivono una vita “normale” sotto l’ala protettrice del conformismo: una casetta bianca nel sobborgo di una grande città, due figli, un’automobile, un lavoro per lui, la cura della casa per lei; la coppia si ritrova intrappolata in una quotidianità che detesta, ma di cui non può fare a meno. Dietro l’ostentata felicità e perfezione della vita che conducono, si cela invece la solitudine e l’insoddisfazione dei giovani coniugi che sono il simbolo della crisi dell’individuo nella società – quest’ultima presentata in modo emblematico grazie ai colori, gli oggetti, i toni e i bigottismi anni ‘50 dell’America più conservatrice e moralista. La tensione è palpabile e ci si aspetta l’esplosione da un momento all’altro, ma le giornate passano ordinarie nella loro menzogna, inganni, debolezze, fino a culminare nella tragedia finale.

Tema usuale per Richard Yates; poco tempo fa ho letto un altro dei suoi romanzi, Easter Parade, e sono molti gli elementi che ricorrono: donne infelici, relazioni fallimentari, malattie mentali. Proprio la figura del matto, anche in Revolutionary Road, è alla fine l’unico “sano” in una società malata, portatore di verità e sensibile lettore dell’animo.

Gli interpreti sono perfetti: sperimentati per la prima volta in Titanic, sono ormai attori maturi e capaci di dar vita a personaggi così combattuti e intensi come i coniugi Wheeler.

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