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Recensione su L'amore che resta

/ 20127.3329 voti

saluti / 19 ottobre 2011 in L'amore che resta

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

più che una recensione annoto alcune considerazioni in ordine sparso, così come affiorano: sarebbero da riordinare… non le ho rilette, mi scuso se sono poco chiare.
Enoch ha quasi “vissuto” la morte, sfiorandola per poco tempo, quasi entrandovi, mentre i genitori sono deceduti.
Lui non ha partecipato al loro funerale, essendo in coma, e non ha vissuto i momenti della separazione da loro, rappresentati dalle esequie.
Li ha perduti senza vederli, soffrendo ancor più questo taglio.
Mi sembra interessante pensare frequentasse i funerali di sconosciuti per cercare, per “vedere” come è staccarsi da una persona (potendolo fare), per cercare il funerale perso. Contemporaneamente per vedersi, lui che ha quasi intravisto il nulla dell’oltrevita, per capire che faccia ha un morto, forse sentendosi in qualche modo tale.
Mi piace pensarlo un po’ così, vivo, ma non del tutto vivente nel presente: non frequenta scuola, forse non ha molti amici, indossa abiti scuri e non usuali per un ragazzo della sua età. Conversa con un fantasma (immagine “separata” da un corpo) di un coetaneo vissuto molti decenni addietro, finché non conoscerà Annabel, ragazza cui rimane poco tempo da vivere.
Nasce un sentimento.
Il loro rapporto ha una scadenza certa, e sarà la morte a decretarla.
Quella morte che Enoch cercava errando tra il cimitero e le sale mortuarie ora si presenta con il volto della ragazza di cui è innamorato, dolcemente sereno. La vita, il flusso della vita in evoluzione e la sua varietà sorprendente, manifestata dalla passione per Darwin, si mescolano alla consapevolezza di portare già con sè un po’ di morte. Si prospetta una separazione reale, si vive il tempo che rimane colorandolo di germogli che non avranno possibilità di vita.
Enoch forse all’inizio non affronta questo pensiero, sopraffatto dal loro nuovo e tenero affetto, dal nuovo legame che sperimenta, lui fino a prima in fuga dalle persone.
La malattia non tarda a manifestare su Annabel i primi gravi effetti e rende tangibile l’immediato destino che Enoch dovrà affrontare e sopportare.
Staccarsi, separarsi, subire una distanza che non avrà limiti, rinunciare alla persona amata. Evapora, bruciato, il tono quasi giocoso di trattare con la fine. Enoch ricorda il nulla intravisto anni prima e lo vede pararsi dinnanzi.
Ora è costretto a trattare con la realtà. Non serve infrangere la lapide dei genitori, simbolo freddo di un ricordo, di un precedente abbandono.
Annabel c’è, ancora per breve tempo, poi non sarà più con lui.
Hiroshi, giovane pilota kamikaze, aveva scelto la morte. Aveva preparato la sua morte. Conserva un rimpianto, non aver potuto spedire l’ultima lettera di commiato alla sua amata. Non avere, cioè, avuto la possibilità di stemperare gli ultimi istanti nel congedo, nel saluto, nel separarsi sfiorandosi mentre la distanza aumenta sempre più.
Hiroshi compie la sua missione di far comprendere a Enoch questo sentimento. Il ricordo, la memoria del tempo ed esperienze condivise e vissute: guardare a ciò che è già stato e conservarlo. Davanti non ci sarà più nulla se non la cessazione di una persona e di un rapporto. inevitabile, invincibile, non affrontabile. Enoch resterà in vita, concluderà il segmento di cammino percorso con Annabel che non lo lascerà uguale (bello il ricorso all’analogia con Darwin e l’evoluzione) e proseguirà a vivere custodendolo in sè. Celebrerà il funerale con questa consapevolezza, quella di aver vissuto, di aver sperimentato, ricevuto, amato, condiviso… non sono parole quelle che potrà pronunciare: a chi sarebbero rivolte? Vediamo immagini, quelle dei luoghi per loro importanti, che sintetizzano qualcosa di accaduto, di bello, che c’è stato.
Non un’assenza, ma la presenza di quanto è stato. Ed il sorriso di questa consapevolezza chiude il film.

1 commento

  1. Stefania / 20 ottobre 2011

    Nonostante la frammentarietà, ho apprezzato molto il tuo commento 😉

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