Recensione su L'amore che resta

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20 Febbraio 2012

La trama non è nuova, tanto che grandi divi come Richard Gere e Wynona Ryder (“Autumn in New York”) e Keanu Reeves e Charlize Theron (“Sweet November”) si erano già cimentati nel genere. Quello che contraddistingue questo film è che è molto meno commerciale, meno smielato e molto più carico emotivamente.
Entrambi i titoli sopra citati sono stati pensati per un pubblico che cerchi la storia romantica e con una forte propensione alla lacrimuccia che non fa mai male.
Gus Van Sant va in un’altra direzione. Sceglie interpreti meno noti e copstruisce una storia in cui l’incomunicabilità ed il desiderio di trovare un senso alla vista che resta da vivere, trovano sfogo nell’amore. Un amore tra due personaggi ognuno dei quali carico dei suoi problemi, e che si trovano proprio in e per questo. Due isole nella corrente, se vogliamo, con una propria logica del sentimento ed un proprio peculiare modo di vedere se stessi e gli altri.
Ottima la fotografia e sapiente la regia.
Non è la solita commedia romantica strappalacrime, è qualcosa di più sentito e di studiato e che ha nei due protagonisti un importante punto di forza.

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