Recensione su Requiem for a Dream

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Sperimentalismo rischioso ma fatto bene / 30 Maggio 2018 in Requiem for a Dream

Ad Aronofsky non si concedono le mezze misure: amore cieco o odio feroce. Personalmente, se da un lato riconosco che il suo linguaggio cinematografico è piuttosto ostentato, dall’altro non posso che denotarne l’originalità; tutti questi jump cut, split screen, timelapse, questo montaggio dal ritmo vertiginoso sono sperimentalismo rischioso ma fatto decisamente bene. Quanto alla presunta insostenibilità delle immagini, specie nel convulso finale, io dico che proprio questo fattore estetico è il suo limite. Per dirne uno, cinquanta anni fa il signor Roman Polanski riusciva a inquietare lo spettatore senza ricorrere a giochi di prestigio, con un cinema aggressivo, penetrante da far star male; quello di Aronosfsky è un cinema dantesco, psicotico ma troppo frenetico per colpire dentro, destinato a restare in una superficie sporca e appena tagliente. Ellen Burstyn è grandiosa e si prende giustamente tutta la scena, c’è il miglior Jared Leto possibile (per me è un attore molto sopravvalutato) e una Jennifer Connolly efficace.

4 commenti

  1. ubik / 30 Maggio 2018

    Proprio ieri sera ho visto mother! e mi è sembrato ciò che la corazzata Potemkin è sembrata a Fantozzi…!
    “Requiem” l’ho visto molto tempo fa e ne ricordo poco ma posso constatare che gli attribuii un voto basso. Insomma Aronofsky mi piace pochino e dei suoi film ho ammirato soprattutto Il cigno nero (ma quando c’è Natalie Portman i miei giudizi cessano di essere imparziali) e, in minor misura The Wrestler e You Can Count on Me

    • paolodelventosoest / 31 Maggio 2018

      Ciao @ubik 🙂 Devo sicuramente recuperare Il cigno nero, ma prima mi sa che mi butterò su Il teorema del delirio. Devo ancora capire se questo regista mi piace o no 😉

  2. ubik / 31 Maggio 2018

    ciao,
    Credo che π sia l’unico che non ho mai visto.
    Ciò significa che Aronofsky, nonostante quanto ho detto sopra, mi interessa anche se in modo controverso; diversamente non avrei affrontato (quasi) tutta la sua filmografia…

  3. Stefania / 1 Giugno 2018

    Personalmente, per Aronofsky non provo “amore cieco o odio feroce”, riesco a stare nel mezzo, ma quando esce un suo film sono sempre curiosa di vederlo, perché è un autore che, nel bene e nel male, fa lavorare la testa e questa è una cosa che apprezzo molto 🙂
    Della sua filmografia, mi mancano ancora un po’ di titoli: The Fountain, Noah e proprio Requiem for a Dream, che ho pronto lì, ma che non mi decido a guardare. Però, finora, ha sempre stimolato le mie sinapsi, magari lasciandomi perplessa, ma mai insoddisfatta, anche con le sue scelte più “lineari” (vedi, The Wrestler).

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