Recensione su Requiem for a Dream

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La potenza distruttiva di Aronofsky / 9 gennaio 2013 in Requiem for a Dream

Con il suo secondo lavoro, Aronofsky traduce in Cinema l’opera letteraria di Hubert Selby Jr., trattando con estrema efficacia la dipendenza, sotto ogni sua forma e dimensione.
Ne descrive le fasi (meno le cause, ma che comunque si possono intuire) con una minuziosità maniacale, estremizzando l’emotività di ogni sequenza con scelte registiche davvero lodevoli.

Si serve di scene brevissime che sembrano flash mentali, visioni, allucinazioni, primi piani schiacciati e frenetici (per girarli attaccò la cinepresa al bacino degli attori), telecamere che ruotano come una giostra, inquadrando dall’altro.
Parole dilatate, voci distorte, scherzi della mente.
Scene che turbano all’inverosimile e che immergono nell’inquietante ed onnipresente malessere dei quattro protagonisti.

Requiem for a dream non è un film da serata con “amici & pop corn”. E’ una pellicola devastante, che potrebbe provocare dolore pari a quello di un pugno sullo stomaco o una randellata sulle gengive.
E’ un film che fa sputare sangue (metaforicamente).. è nauseante, singhiozzante. Disturba e perseguita per quant’è crudo, spietato, amaro.. e violento!

Della trama c’è poco da dire, l’immagine è intenta a trasmettere sensazioni fortissime, di estremo disagio, d’impotenza.. di malessere.
Il copione non condanna nessuno, se non il sistema della dipendenza alienante.
Che sia uno show televisivo o uno stupefacente vero e proprio.
Non serve la mano pesante di Selby Jr o Aronofsky, saranno gli stessi protagonisti a dannarsi l’anima con le proprie mani, condannando sé stessi e gli altri ad un epilogo pesante, straziante e stravolgente.
Che difficilmente dimenticheremo.

Ottime le interpretazioni dei quattro protagonisti, ma su tutte spicca la grandiosa candidata all’Oscar Ellen Burstyn (la madre di Regan in L’esorcista!).
Notevole anche Jared Leto, che si conferma fra le mie grazie più come attore che come cantante (30 second to Mars).

Peccato per la PESSIMA doppiatrice italiana della Connelly.
Ottima, geniale e copiatissima, invece, la scena post-assunzione. La pupilla che si dilata (anche se dovrebbe ridursi ad uno spillo, ma sarebbe molto meno scenica!), un cucchiaino con la roba e la botta che sale.
Psichedelica e allucinata.

Ma un elogio particolare va all’incredibile Clint Mansell (scusate se sono di parte, mai io lo adoro) che con la sua straziante ed opprimente colonna sonora, la mia preferita in assoluto, ha triplicato l’effetto (già devastante di per sé) dell’immagine, rendendo questo film un prodotto unico e probabilmente irripetibile nel campo del “tossic-movie”.

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