Recensione su Requiem for a Dream

/ 20007.7657 voti

29 gennaio 2013

La macabra storia da discesa agli inferi è sorretta da una regia esuberante e travolgente. Aronofsky cerca sempre di stupire con originalità: quando i personaggi si sparano la dose si susseguono immagini collegate ma distanti, tanti fotogrammi in pochi secondi che ricordano, per il vero, il Tarantino di Pulp Fiction e il ‘buco’ di John Travolta; lo schermo viene spesso diviso in due, anche quando ciò sarebbe superfluo (Harry e Marion a letto che si dichiarano il loro amore); durante l’astinenza le immagini si scuotono inducendo vertigine (non può non venire il dubbio su una sopraggiunta anomalia al tubo catodico); si mischiano immagini velocizzate e rallentate (bellissima la scena in cui Sarah riordina casa in ‘fast forward’ mentre la macchina da presa si sposta molto lentamente da destra verso sinistra). Degne di nota due carrellate indietro così ben fatte da far sembrare che i personaggi che avanzano stiano levitando anzichè camminare. O ancora, la colazione di Sarah, quando inizia la dieta, con l’inquadratura fissa sui tre alimenti che uno alla volta e in una frazione di secondo si dissolvono.
La storia è tratta da un libro di Hubert Selby Jr. ma la vera pulsione al film non può che essere tutta l’arte visiva che esterna (e ci si chiede se non sia troppa o troppo concentrata).

Lascia un commento

jfb_p_buttontext