Recensione su Rendition - Detenzione illegale

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13 maggio 2011

Film duro e interessante che punta il dito sulle torture americane; dopo l’11 settembre la paura e la paranoia degli americani ha raggiunto vette elevate. Così si ritengono in diritto di potere sequestrare e torturare liberamente un cittadino egiziano avendo solo il sospetto che possa avere legami con una cellula terroristica (responsabile di un attentato sanguinario nel Nord Africa).
Le uniche persone che cercano di fare qualcosa sono la moglie che cerca di fare pressioni, tramite un suo ex compagno di college, su un senatore e la presa di coscienza di un uomo della Cia sul posto.
Parallelamente a questa vicenda, viene ricostruita anche la storia che porta all’attentato.
Il film ha l’inizio un pò confuso (più che altro si fatica un attimo a distinguere personaggi e storie) ma poi si sviluppa bene tenendo sempre alto l’interesse. Praticamente 3 storie parallele: dal punto di vista della moglie, splendida Reese Witherspoon finalmente un pò lontana dalle commedie, dal punto di vista dell’uomo della Cia promosso sul campo (bravissimo Jake Gyllenhaal) e infine la storia dei due giovani (la figlia del capo della Polizia e uno studente).
Inoltre la sempre ottima Meryl Streep nella “bastarda” senza cuore che regge i fili e che dice una frase da far riflettere:
Se il “detenuto” riesce a fornire informazioni x evitare attentati terroristici che possono uccidere 7000 persone, meglio la morte di 1 che quella di 7000… (ho riportato il senso).
A questo c’è una risposta indiretta di Jake Gyllenhaal:
“Dammi una sola ragione per cui sia valsa la pena utilizzare una tortura che ha creato dieci, cento, mille, nuovi nemici. Dimmi quante persone sotto tortura hanno rilevato informazioni utili: 1,2,10? Quante ne sono morte?”

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