Recensione su Remember

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Thriller atipico ma particolarmente riuscito / 21 Febbraio 2016 in Remember

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Non sarà un film “à la Hitchcock”, definizione con cui, sfruttando una frase usata (immagino) in qualche autorevole recensione, la casa di distribuzione l’ha presentato nelle sale, ma questo di Egoyan è un thriller decisamente buono che fa delle sue atipicità i propri punti di forza: su tutte, un protagonista terribilmente anziano e la missione affidatagli, apparentemente improponibile, viste le sue condizioni fisiche.

Fin dal titolo, Remember sfrutta il concetto di memoria e lo fa a più livelli.
A quello più evidente, elementare solo per via della sua “visibilità” e non certo dei suoi rimandi, corrispondono il ricordo (specifico) dell’Olocausto e quello (generale) della vittoria del Male sulla Ragione. In seconda battuta, Egoyan usa il tema della vecchiaia e, a latere, della demenza senile e della perdita di memoria a breve termine per introdurre il terzo livello narrativo del racconto, legato all’opinabilità del ricordo, alla manipolazione (più o meno volontaria) che la mente umana mette in atto sulla materia mnemonica.
Dire di più a riguardo, corrisponderebbe ad un disvelamento eccessivo della vicenda, davvero ben architettata, ma mi preme insistere su un punto: la confusione di Zev (un grande Plummer), il groviglio di sentimenti e ricordi (reali o indotti) che imbrigliano la sua mente è quantomai esplicativo di questo livello narrativo del film, il più profondo e sicuramente il più affascinante, per via delle conseguenze che genera.

Il lavoro di Egoyan è particolarmente stratificato, non solo dal punto di vista narrativo, ma anche per quel che riguarda le sensazioni che, con l’avanzare delle situazioni, tenta di suscitare nel pubblico.
Confesso che, a dispetto della drammaticità della vicenda, ancora sorrido ripensando allo zoppicante ma implacabile incedere ed al tremolio delle mani di Zev (letteralmente, un vecchio zombi), che non si fa distrarre da alcun accidente o imprevisto, pur di portare a termine la sua missione. Il dramma che si stempera in più occasioni in un condiscendente sorriso è l’aspetto più originale del film e, forse, quello che ho apprezzato maggiormente.

Belle le prove di tutti gli attori “anziani”, da quella del citato Plummer (per cui mi spertico in lodi: il suo volto e il suo corpo, poi, sono eccellenti strumenti utili agli scopi di Egoyan), alle pur brevi prove di Landau (machiavellico deus ex machina) e Bruno Ganz. Diligente Dean Norris, incarnazione della più becera ignoranza.

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