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Recensione su Regression

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Thriller noioso e convenzionale / 7 dicembre 2015 in Regression

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Amenábar è tornato con un thriller particolarmente noioso e convenzionale: personalmente, lo ritengo una vera delusione e, al di là dei gusti personali, mi azzardo a definire la pellicola particolarmente mediocre dal punto di vista narrativo.

Il film traballa vistosamente e imputo gran parte della colpa alla mancanza di uno straccio di contestualizzazione: alcun dettaglio concorre a definire l’ambiente sociale e culturale in cui si sviluppa la vicenda.
Per esempio, potrebbe davvero trattarsi di un luogo in cui il satanismo potrebbe prendere piede? Perché sì e perché no?
Riprese a volo d’uccello su ciminiere fumanti e su svincoli stradali trafficati, stanze buie ed un clima umido nulla dicono in merito, non c’è un solo dettaglio di colore che dia corpo al contesto e molti particolari piovono sulla testa dello spettatore senza un particolare senso di continuità (es. passato “difficile” della nonna della protagonista, poliziotto baffuto amico di famiglia, la fiducia esagerata del capo della polizia nei confronti del detective che, a sua volta, sembra completamente avulso dall’ambiente in cui vive e lavora, ecc.).
Anche il concetto reiterato della “piccola cittadina” in cui tutti si conoscono è impalpabile, praticamente inutile: il senso della comunità “complice” non regge, sembra non essere stato seriamente contemplato, anche se le paranoie di alcuni personaggi vorrebbero suggerirlo.

Hanno poca sostanza anche altri elementi del plot che avrebbero potuto generare interessanti rami paralleli del racconto, arricchendolo: il rapporto conflittuale tra lo psicologo (Thewlin) e il detective (Hawke) è assolutamente risibile; con le sue mezze rivelazioni, tese ad accrescere la tensione, il personaggio della Watson (a mio parere, assolutamente fuori parte) è, letteralmente, snervante, utile ad allungare un brodo già abbastanza insipido; per quanto affidato ad un volto interessante (Dale Dickey), foriero di possibili suggestioni, il personaggio della nonna è tra quelli più irrisolti, letteralmente sprecato.
La comparsa del plot twist (atteso come pioggia nel deserto), infine, è particolarmente prevedibile, proprio in virtù della precarietà dei presupposti creati dalla prima parte del film.

Regression non arricchisce il genere e si inserisce nel solco di una certa produzione cinematografica che mi permetto di definire “d’ufficio”, ovvero così tradizionale da risultare incolore.

Ahimé, bocciato.

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