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Recensione su Rapunzel - L'Intreccio della Torre

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Disney-zombie / 9 aprile 2011 in Rapunzel - L'Intreccio della Torre

Circa vent’anni fa, la sirenetta Ariel ha dato il via all’epopea delle eroine disneyane intraprendenti: da allora, le principesse o le aspiranti tali non sono state più belle statuine dalle voci angeliche. Il che può essere un male, oltre che, innegabilmente, un bene.
Sempre da allora, infatti, le declinazioni femminili dell’universo Disney sono state di volta in volta sempre più scontate e ripetitive.
Rapunzel, per esempio, non è molto diversa da Ariel, anche in termini di espressività (la protagonista manifesta come la sirena ogni sentimento con un gran sbarrare d’occhi, esageratamente grandi, a cui quelli dei manga fanno un baffo), di desideri (esplorare un mondo sconosciuto) e di attitudini (ogni creatura le vuole bene ed è affascinata dalla sua dolcezza quasi a prescindere).
Benché il fascino della storia raccontata ricordi quello dei vecchi film animati di Walt, qui -come in molti altri prodotti disneyani degli ultimi tempi- mancano le pulsazioni, il battito vitale, il sentimento vero: Rapunzel si fa guardare, fa sorridere (la padella e i briganti, in particolare il brigante-mimo, sono belle trovate), ma in definitva è un morto che cammina.

Nota: ennesimo lungometraggio realizzato con le tecniche digitali. Perché -costi a parte- non metterlo in scena con l’animazione tradizionale? Ho visto in Rete alcuni bozzetti preparatori e li ho trovati adorabili! 🙁

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