Recensione su Rambo II - La Vendetta

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31 luglio 2014

Ennesimo sequel dettato più da questioni economiche (sull’onda del grande successo del primo episodio) che da ancorché presunti propositi pseudo-artistici, il secondo Rambo è un film completamente diverso dal predecessore, nel quale il tema sociologico del reduce era ben marcato e sviluppato (nonché interessante), mentre viene qui relegato a poche battute nel finale, peraltro in un contesto pregno di retorica e patriottismo.
Del resto è un perfetto film da era reaganiana: nazionalista e interventista, macho e con lieto fine che sarebbe piaciuto a un democristiano della vecchia era.
Purtroppo (anche) stilisticamente è molto più scadente del primo, riducendosi quasi esclusivamente ad una logica da videogame ante-litteram.
Il mito di Sly che impugna in una mano un mitragliatore da invidia penis e nell’altra una cartucciera chilometrica, mentre i muscoli impomatati gli sobbalzano e gli vibrano come elettrostimolati, nasce proprio con Rambo II – La Vendetta, essendo in confronto il primo episodio un morigerato esempio di sobrietà.
L’unica vera soddisfazione della pellicola si prova in quella mitica frase: “Murdock… Murdock… sono io che vengo a prenderti!”.

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