Recensione su Ragtime

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C’era una volta a New York / 6 Maggio 2016 in Ragtime

Ho molto amato il romanzo di Doctorow, il più grande maestro del romanzo storico americano. Ma qui sono rimasto addirittura estasiato dalla realizzazione cinematografica di Forman; alla base c’è l’ adattamento intelligente di Michael Weller, che ha scelto di trattare una parte delle storie contenute del libro, consapevole di non poter sbrogliare l’intera matassa, ma poi c’è una ricostruzione storica sublime, dalle scenografie di Graysmark & Co. ai costumi di Anna Hill Johnstone (già nominata agli Oscar per Il Padrino). La regia di Forman è orizzontalmente al servizio di questa epifania estetica, precisa e gustosamente di maniera (consapevolmente di maniera, direi, in linea con il sapore del tempo), un tocco d’autore che si riconosce anche nel casting perfetto: indimenticabile la performance del poco noto Howard E. Rollins jr., miracolosa prova di Elizabeth McGovern (che non apprezzai quasi per nulla in ‘C’era una volta in America’ di Leone!) capace di dare spessore a una difficile sequenza di dialogo, nuda e ubriaca davanti a tre impettiti gentiluomini; grandioso ritorno sulle scene dopo vent’anni di inattività per James Cagney, che dimostrò di non aver perduto un solo grammo di stoffa, superbo Kenneth McMillan zotico e bolso pompiere razzista. Ma sono tanti i personaggi che restano impressi con le sequenze che li incorniciano (il ritrattista Tateh e la sua scenata di gelosia yiddish in una strada affollata), c’è l’esordio di Samuel L. Jackson nei panni – guarda un po’ – di un gangster in erba, c’è l’ottimo Brad Dourif (tra i protagonisti della mia amata serie Deadwood), tutto parla di un film corale magnifico eppure scandalosamente dimenticato, di cui manca ad oggi una edizione italiana decente.

2 commenti

  1. aussiemazz / 17 Maggio 2016

    @paolodelventosoest, hai proprio ragione, non capisco come mai questo film sia come mezzo sepolto nei meandri della cinematografia, perché ha più di un elemento per meritare un posto alla luce del sole. Tratta di temi importanti in maniera non pesante, quasi con leggerezza, ma senza sminuirli. E poi i film corali mi piacciono proprio. 🙂 Bella recensione!

    • paolodelventosoest / 17 Maggio 2016

      Già, mi sono chiesto la stessa cosa per i film di Altman. Sembra che i distributori italiani non vogliano investire sui film corali; non si fidano della vendibilità di storie un po’ più ramificate?
      Eppure, il caso Game of Thrones dovrebbe insegnare!!

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