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Recensione su Quo vado?

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Perché Checco Zalone è tutt’altro che uno stupido / 10 gennaio 2016 in Quo vado?

L’enorme successo di pubblico di questo film rappresenta la definitiva certificazione del fatto che gli italiani ormai ridono per non piangere.
Pare ci sia solo più spazio per la rassegnazione e così l’unico modo per contrastare le miserie nostrane sembra quello di scherzarci sopra.
Un film che fa ridere e anche tanto (bisogna dare fondo a tutto il proprio snobismo ipocrita per sostenere il contrario), ma che fa anche alquanto incazzare per i temi trattati.
Del resto, però, non è certo colpa di Checco Zalone se il nostro Paese e i nostri compaesani sono effettivamente come lui li dipinge.
Zalone si limita a fare soldi a palate sfruttando il peggio dell’italianità (l’inciviltà, il fannullonismo).
Niente per cui biasimarlo, anzi: per certi versi si può dire che sia un genio nel saper intercettare argomenti di stretta attualità su cui muoversi con innegabile disinvoltura.

Lo stile di Zalone è quello solito, furbissimo e neo-democristiano, capace di intercettare il più vasto consenso possibile, grazie ad una tecnica umoristica molto intelligente: rappresentare se stesso come il tamarro ignorante, con tutti i vizi e i difetti del mondo, così da far sorridere sia coloro che in tale veste si identificano, sia quelli che possono criticare tali atteggiamenti mettendo in luce l’ignoranza di chi li pone in essere.
Ecco così che lo humour politicamente scorretto fa sorridere sia chi quelle cose le pensa davvero (ma ha bisogno di un rappresentante che dia voce al suo pensiero), sia coloro che le condannano, burlandosi del fatto che cose del genere le possono fare soltanto dei decerebrati.

Tanto premesso, il film paga, a mio avviso, un deciso calo di intensità dopo l’abbandono dell’ambientazione norvegese: da quel momento, esaurita l’originalità della rappresentazione dei vizi dell’italiano all’estero e assorbita la tematica del famigerato “posto fisso”, la somiglianza con i precedenti film si acuisce sensibilmente e il ritmo non può che calare.
Ma ecco l’ennesima furbata: la riuscita gag finale, proprio un attimo prima dei titoli di testa, che fa alzare lo spettatore dalla poltrona con il sorriso ancora fresco sulle labbra, facendoci ricordare, ancora una volta, come questo Zalone sia tutto fuorché uno stupido.

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