Recensione su Quills - La penna dello scandalo

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23 febbraio 2014

Il marchese D.A.F. de Sade (Rush) sebbene si trovi rinchiuso nel manicomio di Charenton riesce, grazie alla complicità di una serva semianalfabeta (Winslet), a far avere i propri attesissimi manoscritti agli editori. Il tutto accade sotto il naso dell’ abate supervisore (Phoenix) che il più delle volte con la sua impronta progressista nella gestione del sanatorio, rasenta l’ingenuità. Ma i testi erotici e dissacranti del Divin Marchese suscitano un gran chiacchiericcio generale e Napoleone è intenzionato a far tacere De Sade in un modo o nell’altro. Arriva quindi a Charenton, un medico (Caine)che si dice capace di curare il “Marquis” dalla psicosi che lo affligge. Ma nonostante le innumerevoli privazioni materiali e il divieto assoluto di scrivere, De Sade riuscirà comunque nel suo intento e con l’ausilio dei mezzi più disparati e inusuali (vino ed escrementi per citarne alcuni) darà corpo ai suoi sulfurei racconti.
Il film liberamente ispirato alla vita di De Sade presenta un inizio decisamente promettente ma non si rivela un capolavoro; non si tratta nemmeno di un prodotto scadente ma piuttosto di una pellicola che fluttua nella sufficienza abbondante e che a tratti sfiora il 7. L’interpretazione di Rush è molto convincente e il titolo è calzante: “quills” infatti ha un duplice significato: vuol dire sia penna (o meglio piuma per scrivere) che aculeo! E sicuramente all’epoca nulla era più pungente di un’opera desadiana.
Quattro nomination agli Oscar e due ai Golden Globes ma nessun premio vinto.
Decisamente INCOMPRENSIBILE il visto censura italiano che vieta la visione del film ai minorenni.

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